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tomas saraceno Archivi - Linda Bajàre

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Tutte le mostre autunnali da non perdere!

 

Balthus

Fondation Beyeler, Basilea
2 settembre – 1 gennaio 2019

La mostra, in collaborazione con la famiglia dell’artista e curata da Raphael Bouvier e Michiko Kono, presenta una cinquantina tra i lavori più significativi della carriera dell’artista ed è la prima grande retrospettiva dedicata a Balthus nella Svizzera tedesca.
Il legame dell’artista con questi luoghi è sempre stato forte, sia per il matrimonio con l’aristocratica svizzera Antonietta de Watteville sia per l’infanzia trascorsa tra Berna e Ginevra.

Balthus, pseudonimo di Balthasar Klossowski de Rola, nasce a Parigi da padre critico d’arte e madre pittrice, grazie ai genitori ha l’opportunità di viaggiare e di avvicinarsi al mondo dell’arte fin dalla tenera età.

Sarà il primo viaggio in Italia avvenuto nel 1926 ad avvicinarlo ai maestri toscani del Rinascimento, in particolare a Piero della Francesca, da lui considerato come il suo mentore.
Dai grandi pittori del passato riprende l’impianto compositivo poi sapientemente mescolato ad altre correnti artistiche italiane come il Realismo Magico e la Metafisica: è da questo particolare connubio che nasce la staticità enigmatica caratteristica delle sue opere, che sanno unire quotidianità e mistero, sogno e realtà.

Balthus ha saputo rivoluzionare la tradizione figurativa in aperta opposizione alle correnti avanguardistiche dell’epoca, in un periodo storico che vedeva protagonisti pittori come Picasso e Matisse.
Poco compreso dai suoi contemporanei, dopo gli anni Trenta la sua iconografia si orienta verso la raffigurazione di nudi caratterizzati da un’immobilità quasi scultorea; tra questi i suoi soggetti principali sono giovani fanciulli alla toilette che gli valsero anche accuse di pornografia.
La delicatezza dei nudi, colti in momenti di quotidiana intimità e tutt’altro che maliziosi, esprime chiaramente l’intento di Balthus di raccontare l’aspetto psicologico dei soggetti e di citare i maestri classici.

Il legame con l’Italia è destinato a rafforzarsi a partire dal 1961, quando l’artista viene nominato direttore dell’Accademia di Francia a Roma, incarico che durerà 17 anni durante i quali Balthus creerà diverse opere ambientate nella città eterna.

La grande retrospettiva che a Basilea si concluderà il 1 gennaio 2019, si sposterà a Madrid al Museo Nazionale Thyssen-Bornemisza.

 

Balthus, Thérèse, 1938

Olio su cartone montato su legno

100,3 x 81,3 cm

 

 

Renzo Piano
The Art of Making Buildings

Royal Academy of Arts, Londra
15 settembre – 20 gennaio 2019

Uniti da un senso di leggerezza grazie all’impiego di ampie vetrate, da una commistione tra invenzione e tradizione, funzione e contesto, gli edifici di Renzo Piano fanno ormai parte dell’immaginario pubblico.
I suoi progetti hanno modificato lo skyline delle metropoli di tutto il mondo tramite linee avveniristiche e immediatamente riconoscibili, frutto di un lavoro di costante ricerca e sperimentazione verso materiali e tipologie architettoniche.

La mostra, progettata e curata in stretta collaborazione con lo stesso Piano, ripercorre la carriera dell’architetto dall’eredità genovese del padre costruttore edile agli studi svolti a Firenze e Milano, passando per le esperienze internazionali e all’acclamazione mondiale accanto all’amico e collaboratore Richard Rogers.

Focalizzata su 16 progetti chiave, l’esposizione esplora il modus operandi dell’architetto, mettendo in risalto il sapiente uso di forme, materiali e ingegneria al servizio di idee eleganti e pioneristiche.

Tra i progetti più famosi firmati da Piano spiccano il Centre George Pompidou di Parigi, progetto del 1971 che gli ha portato fama mondiale, lo Shard di Londra e la sede del New York Times nella Grande Mela.

In mostra non ci saranno solamente fotografie e progetti ma anche molti disegni a mano nei quali si possono seguire il flusso di idee e ispirazioni che hanno portato alla realizzazione dei futuristici edifici diventati icone e simboli di modernità assoluta.
Oltre ai progetti che lo hanno fatto incoronare “archistar” saranno visibili anche quelli meno conosciuti risalenti agli anni ’70, agli esordi della carriera del noto architetto genovese.

Al centro dell’esposizione c’è l’immaginaria “Isola”, una installazione scultorea appositamente progettata per la monografica della Royal Academy che riunisce quasi 100 progetti che raccontano i 30 anni di carriera di Renzo Piano.

 


The Shard, anche chiamato London Bridge Tower, Londra, 2013-2016.

 

 

 

Salvator Mundi, Leonardo da Vinci

Louvre di Abu Dhabi
18 settembre

Sarà finalmente esposto al Louvre di Abu Dhabi il Salvator Mundi di Leonardo, dopo essere stato acquistato per la cifra record di 450 milioni di dollari dal Dipartimento di Cultura e Turismo degli Emirati Arabi a novembre 2017 durante l’asta di Christie’s a New York.
L’acquisto, a una sola settimana dall’inaugurazione del museo, era stata un’ottima operazione di marketing e aveva ulteriormente messo in chiaro la potenza economica degli Emirati.

Si tratta però di un’esposizione temporanea, perché l’opera farà ritorno al Louvre di Parigi in occasione della mostra che si svolgerà dal 24 ottobre 2019 fino al 24 febbraio 2020 per celebrare l’anniversario della morte – 500 anni a maggio 2019 – del maestro toscano.

L’olio su tavola che rappresenta Cristo benedicente, è stato a lungo considerato provenire dalla bottega di Leonardo e nel corso del tempo sono state molto controverse le attribuzioni da parte di esperti internazionali che hanno a lungo dibattuto sulla paternità dell’opera.
Dipinto tra il 1490 e il 1515 circa, è stato alla fine riconosciuto come opera di Leonardo solo nel 2011 in occasione della mostra alla National Gallery di Londra.

Il Salvator Mundi promette di essere il pezzo forte della collezione di Abu Dhabi e rappresenta un ottimo pezzo per fare da contraltare alla Gioconda, esposta nell’omonimo museo parigino.

La collaborazione tra i due Louvre prevede che il museo di Abu Dhabi possa utilizzare il nome – diventato quasi un marchio – per circa 30 anni.
I termini degli accordi prevedono che la Francia si impegni a garantire un prestito costante di opere tramite l’Agence France-Muséums, istituzione che riunisce i 13 maggiori musei francesi coinvolti nella partnership con Abu Dhabi. Questi tredici musei inoltre garantiranno a rotazione l’organizzazione di quattro mostre all’anno per 15 anni presso la struttura araba.
La Francia ha anche l’onere di portare al Louvre di Abu Dhabi curatori, esperti e figure altamente qualificate che formeranno il personale: in questo modo il museo avrà il tempo di costruire una propria collezione permanente e di autogestirsi nel giro di pochi anni.

 

Leonardo da Vinci, Salvator Mundi, 1490-1515 circa.

Olio su tavola

66 x 46 cm

 

 

The World on Paper

Nuova Sede Culturale della Deutsche Bank, Berlino.
Inaugurazione 27 settembre.

Il 27 settembre inaugurerà a Berlino la nuova sede culturale della Deutsche Bank sotto la direzione di Svenja von Reichenbach, già responsabile delle mostre nella sede di Berlino e direttrice della Deutsche Bank KunstHalle dal 2013.
Il Centro si sviluppa su una superficie totale di 3.000mq occupando il palazzo ribattezzato “Palais Populaire” e gli spazi adiacenti ad esso.

In campo artistico la banca tedesca è conosciuta per una collezione incentrata su fotografia e opere su carta tra le più importanti del mondo, ma il centro culturale di Berlino ospiterà eventi di ogni genere tra mostre, concerti e sport.

L’esposizione che inaugura gli spazi, “The World on Paper” curata da Friedhelm Hütte, vede protagoniste proprio con le opere della collezione della Deutsche Bank ma le informazioni a riguardo sono ancora una volta molto scarse, probabilmente per incuriosire il pubblico puntando sull’effetto sorpresa.

 

Veduta esterna del Palais Populaire, Berlino.

 

 

Real Bodies: scopri il corpo umano

Spazio Ventura XV, Milano
6 ottobre – 31 gennaio 2019

L’esposizione sull’anatomia umana torna a Milano a due anni dalla prima mostra svoltasi alla Fabbrica del Vapore, dove aveva raggiunto il record di presenze con 280 mila visitatori sicuramente grazie alla particolarità degli “oggetti” esposti che incuriosisce e attrae.

I 500 reperti conservati tramite plastinazione sono organi di uomini e donne che hanno deciso volontariamente di donare il proprio corpo post mortem in nome della scienza.

Quest’anno, in occasione del cinquecentenario dalla morte di Leonardo da Vinci, una sezione della mostra sarà proprio dedicata al maestro toscano, indiscusso pioniere della medicina legale e grande studioso del corpo umano.
Le trenta installazioni di reperti umani riprodurranno i bozzetti anatomici di Leonardo da Vinci contenuti nel codice Windsor in un confronto diretto tra i suoi studi e la realtà.
Altra novità rispetto all’edizione precedente è la presenza di organi animali, tra cui il cuore di una megattera, il muscolo cardiaco più grande della Terra che misura 1 metro di larghezza ed è in grado di pompare 220 litri di sangue.

La mostra, attraverso lo studio del corpo umano, si propone di far conoscere i progressi della biomeccanica e della chirurgia ricostruttiva, di sensibilizzare le persone sulla lotta alle dipendenze e facilitare la prevenzione alle malattie. L’alto valore scientifico ed educativo rende l’esposizione un appuntamento imperdibile per scolaresche e curiosi in generale.

 

Leonardo da Vinci, codice Windsor, dettaglio di un disegno, 1478-1518

 

 

Carte Blanche a Tomás Saraceno
On Air

Palais de Tokyo, Parigi
17 ottobre – 6 gennaio 2019

Tomás Saraceno sarà il protagonista della quarta edizione della serie “Cartes Blanches”, mostre monumentali ciclicamente affidate ad artisti diversi che hanno avuto inizio nel 2013 con Philippe Parreno, poi proseguite nel 2016 con Tino Sehgal e con Camille Henrot nel 2017.

On Air” promette di essere il più grande progetto mai realizzato dall’artista, la cui ricerca si sviluppa e concretizza nella commistione tra architettura, arte, scienza e filosofia.
La mostra riunisce una selezione delle sue opere principali e nuove produzioni che trasformeranno i 13.000mq del Palais de Tokyo in una esperienza davvero unica.

Accostando le scale più piccole a quelle più grandi, la mostra cercherà di svelare il collegamento esistente tra una ragnatela, una particella di polvere, un’architettura e la ridistribuzione dell’atmosfera attraverso l’Aerocene, progetto artistico interdisciplinare che propone un ripensamento collettivo del modo in cui gli uomini abitano il mondo.
L’Aerocene immagina la creazione di una nuova infrastruttura che ridefinisca il diritto internazionale alla mobilità, riesaminando la libertà di movimento tra paesi e ricordandoci che l’aria è un bene prezioso che appartiene a tutti gli esseri viventi.

Lo spazio espositivo del Palais de Tokyo diventa quindi un enorme palcoscenico che mette in scena la ricchezza e la complessità di tutto ciò che costituisce l’universo, trasportandoci in un luogo dove coesistono il microscopico e il cosmico, trascendendo dalla percezione umana per esplorare il mondo da punti di vista differenti.

Affiancato da una squadra di professionisti internazionali che vede la partecipazione di architetti, ricercatori e astrofisici provenienti da tutto il mondo, Tomás Saraceno ci invita a ripensare il nostro modo di vivere il pianeta.

 

Tomás Saraceno, dettaglio di un’opera, 2017.

 

 

 

Picasso Metamorfosi

Palazzo Reale, Milano
18 ottobre – 17 febbraio 2019

La rassegna europea promossa dal Musée Picasso di Parigi fa tappa anche a Milano e presenta 200 opere che comprendono sia lavori di Picasso sia pezzi di arte antica provenienti da importanti istituzioni museali internazionali.

Il focus dell’esposizione è il rapporto tra il pittore e il mito dell’antichità, fonte d’ispirazione messa in evidenza dai molti rimandi che Picasso ha inserito nelle sue opere durante la carriera artistica: emergono quindi le tematiche mitologiche grazie ad un confronto diretto tra pezzi di arte antica e opere del maestro.

La mostra rientra in un ciclo di appuntamenti dedicato da Palazzo Reale al pittore spagnolo che ha avuto inizio nel 1953 con l’esposizione di Guernica nella Sala delle Cariatidi e conclusasi con la grande monografica del 2012.

 

Pablo Picasso, Donne alla fonte, 1921

Parigi, Musée de l’Orangerie

Olio su tela

50 x 52 cm

 

 

Mario Merz
Igloos

Hangar Bicocca, Milano
24 ottobre – 24 febbraio

La mostra curata da Vicente Todolí e realizzata in collaborazione con la Fondazione Merz, offre l’opportunità unica di poter ammirare per la prima volta contemporaneamente ben 30 igloo realizzati dall’artista tra il 1968 e il 2003 provenienti da raccolte private e musei.

La mostra si apre con “La Goccia d’Acqua” del 1987, che con i suoi 12 metri di diametro è il più grande igloo creato da Merz per uno spazio espositivo interno, in occasione della personale presso il Musée d’Art Contemporain di Bordeaux.

Nello spazio delle Navate, con una superficie di 5.500mq, il percorso espositivo procede poi in ordine cronologico iniziando con gli igloo creati negli anni Sessanta.
Grazie a questo sostanzioso corpus di opere, la mostra ci accompagna attraverso gli aspetti e le componenti più innovative di Merz, molto legato al particolare utilizzo di materiali sia naturali che industriali e attento al dialogo tra spazio naturale e architettura.

Figura chiave dell’Arte Povera, Mario Merz è stato tra i primi in Italia a utilizzare l’installazione artistica come mezzo espressivo artistico, inserendo neon e oggetti di uso quotidiano nelle tele. oltre a questi, ha spesso anche utilizzato alcuni elementi appartenenti al campo scientifico, come la sequenza di Fibonacci.

È a partire dal 1968 che introduce un tema che rimarrà uno dei più rappresentativi della sua ricerca: l’igloo.
Questo particolare tipo di abitazione diventa metafora delle relazioni tra spazio fisico e spazio concettuale, tra individuo e collettività, luogo di rifugio e di effimero isolamento dalla realtà esterna.
Gli igloo sono spesso creati tramite strutture metalliche rivestiti da elementi di varia natura, dall’argilla al vetro, dalla pietra alla iuta.

A partire dagli anni ’80 si registra un’evoluzione nella struttura degli igloo, che diventano più complessi, caratterizzati da linee intersecate tra loro e dall’aggiunta di scritte al neon.
La valenza simbolica di queste delicate installazioni assume talvolta significati anche politici, aprendosi quindi ai dibattiti a lui contemporanei.

 

Mario Merz, La Goccia d’Acqua, 1987

Diametro: 12 metri.

 

Le sfumature dell’arcobaleno dell’arte sono infinite: scegliete la vostra preferita!

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