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Manifesta 12 Archivi - Linda Bajàre

Fiere Giugno 2018

Giugno è stato il mese dei grandi eventi internazionali di arte contemporanea: Art Basel a Basilea che comprende a sua volta otto principali fiere collaterali; Design Miami; Masterpiece London; Manifesta12 a Palermo e Milano Photo Week.

 

MANIFESTA 12  PALERMO

Manifesta, la Biennale nomade europea, è nata ad Amsterdam nei primi anni ’90 grazie alla storica dell’arte Hedwig Fijen. Volta a favorire l’integrazione sociale in Europa, Manifesta invita la comunità artistica internazionale a creare opere e installazioni nel contesto in cui si svolge: è quindi un progetto site specific che si propone di stabilire un dialogo tra tessuto sociale, cultura e arte.

La fiera itinerante ha aperto le porte della splendida città siciliana, poco avvezza alle avanguardie artistiche rispetto ad altre metropoli europee ma cornice perfetta per la manifestazione.
Selezionata dal comitato di Manifesta, Palermo è risultata la città ideale in cui organizzare questa edizione grazie ad alcune sue caratteristiche che ben rappresentano due temi cruciali dell’Europa attuale: la questione dei migranti e il cambiamento delle condizioni climatiche globali.

Palermo nel corso della storia è stata occupata da diverse civiltà e ha quindi un’interessante stratificazione culturale e forti legami con l’Africa del Nord e il Medioriente grazie alla sua posizione geografica, crocevia di tre continenti.
Per la città potrebbe essere un’ottima opportunità di riqualificazione e un’occasione per aiutare i cittadini a riappropriarsi di alcune zone del tessuto urbano.

Manifesta porta con sé ben 71 eventi collaterali selezionati tramite bando internazionale, i cui programmi si svolgono in parallelo a quello principale della Biennale.

I curatori di questa edizione sono quattro: l’olandese Bregtje van deer Haak, lo spagnolo Andrés Jacques, la svizzera Mirjam Varadinis e l’italiano Ippolito Pestellini Laparelli.
Quattro anche le sezioni principali: Garden Flows (Orto Botanico, Palazzo Butera), Out of Control Room (quartiere della Kalsa, antico cuore arabo con Palazzo Forcella De Seta, Palazzo Ajutamicristo), City on Stage (Palazzo Costantino) e Teatro Garibaldi (quartier generale della Biennale).

La sezione più politicamente impegnata è senza dubbio Out of Control Room, che si suddivide in due sedi principali: Palazzo Ajutamicristo e Palazzo Forcella De Seta.
Il primo si apre con la scenografica installazione “Citizen ex” di James Bridle, che fissa al soffitto coloratissime bandiere. Il percorso si conclude con “The Third Choir” di Lydia Ourahname che porta a Palermo 20 barili di petrolio esportati dall’Algeria nel 2014, ognuno dei quali contiene un telefono cellulare.

 

James Bridle, Citizen ex

Installazione a Palazzo Ajutamicristo

 

Si prosegue a Palazzo Forcella De Seta, bellissimo edificio ristrutturato nell’Ottocento. Qui le video installazioni diventano quasi dei documentari giornalistici su immigrazione e colonizzazione grazie al film di Kader Attia “The Body’s Legacies. The Post-Colonial Bod” e a “Liquid Violence” di Forensic Oceanography.
Opera più scultorea “The Soul of Salt” di Patricia Kaersenhout, che riempie con una piramide di sale una delle sale del palazzo: i visitatori sono invitati a interagire con l’opera grazie alla possibilità di prendere e portarsi a casa un po’ di sale per allontanare la negatività dalla propria vita.

 

Patricia Kaersenhout, The Soul of Salt

Installazione a Palazzo Forcella De Seta

 

Garden of Flows è forse la sezione più poetica della Biennale: si inizia con l’Orto Botanico, dove le opere di otto artisti sono inseriti tra le meravigliose piante del parco, in un contesto bucolico che ricorda i giardini romantici ottocenteschi.
In una sala dell’ingresso è stata creata Radiceterna, raffinata biblioteca e project room che si focalizza sul binomio Arte e Natura. Qui si alterneranno mostre di Allora e Calzadilla, Kathinka Bock, Bjorn Braun e Ignazio Mortellaro.
Radiceterna, progetto realizzato in collaborazione con la Fondazione Mario Merz, fa riferimento all’opera dell’artista “Se la forma scompare la sua radice è eterna” del 1984.
Negli spazi dell’Orto Botanico il tema di questa edizione di Manifesta trova il suo perfetto palcoscenico: la metafora del giardino come luogo in cui nasce la vita, terreno in cui si coltiva la diversità di piante ed esseri viventi che coesistono uno accanto all’altro.

Altra sede di questa sezione è Palazzo Butera, splendida residenza dei Principi di Branciforte recentemente ristrutturata grazie a Massimo e Francesca Valsecchi, che nel 2019 porteranno qui la loro collezione per farla diventare un centro di arte contemporanea.
All’interno delle bellissime sale affrescate espongono sei artisti che hanno interpretato il tema di Manifesta con modalità totalmente differenti: si va dal documentario “Night Soil” di Melanie Bonajo alle maioliche di Maria Thereza Alves “Una proposta di Sincretismo (questa volta senza genocidio)”, progetto che nasce da alcune piastrelle trovate al mercato di Palermo di Piazza Marina.

Per concludere la fotografatissima “Theatre of the Sun” del collettivo americano Fallen Fruit che ricopre con una carta da parati dai colori sgargianti una delle sale del Palazzo: installazione “immersiva” / avvolgente che raffigura gli alberi da frutto del palermitano e crea una sorta di mappatura degli arbusti spesso trascurati o ignorati.

 

 

Fallen Fruit, Theatre of the Sun

Palazzo Butera

 

In pieno centro storico, Palazzo Mazzarino ospita per l’occasione diversi progetti espositivi, alcuni dei quali site specific.
All’ingresso del palazzo, nel cortile porticato interno, è possibile ammirare “Giochi senza frontiere”, scultura interattiva dell’artista polacco Marcin Dudek.

 

Marcin Dudek, Giochi senza frontiere

Palazzo Mazzarino

 

Negli spazi dell’ex cavallerizza l’installazione di Per Barclay realizzata da Francesco Pantaleone crea uno specchio in cui si riflette il colonnato, gioco di riflessi reso possibile grazie all’utilizzo di olio esausto. L’artista norvegese attua una riflessione sullo scorrere del tempo attraverso un gioco di rimandi tra l’architettura antica e lo spazio presente.

Addentrandoci nelle sale più interne incontriamo i lavori della collettiva “Il richiamo di Cthulhu”, mostra a cura di Lorenzo Benedetti che presenta sette artisti.
L’ultima sala ospita invece il progetto “La Febbre”, mostra collettiva a cura di Vincenzo Schillaci che presenta 10 artisti internazionali.

 

Per Barclay

Cavallerizza Palazzo Mazzarino

 

Tra gli eventi collaterali più di impatto hanno un ruolo centrale gli allestimenti proposti in chiese da poco restaurate.
La Chiesa della Madonna del Soccorso, anche detta “della Mazza”, chiusa al pubblico da circa quarant’anni finalmente riapre i battenti grazie al progetto di Duskmann, collettivo nato nel 2015. L’installazione “Prelude” culmina in un enorme cuore di marmo posto al centro della navata e ha l’ulteriore pregio di accentuare la sobria eleganza dell’interno della chiesa.

 

Duskmann, Prelude

Chiesa della Madonna del Soccorso

 

Altra chiesa rimasta chiusa a lungo a causa dei lavori di ristrutturazione è la Chiesa di Santa Venera, costruita nel 1493 e rimaneggiata a fine ‘700 secondo lo stile neoclassico all’epoca imperante. La piccola navata ospita in occasione di Manifesta due opere dell’artista belga Berlinde De Bruyckere intitolate “Mantel I” e “Mantel II”, presentate dalla Galleria Continua.
Le coperte lacerate, esposte alle intemperie per mesi, si ispirano al saio di San Francesco dipinto dal pittore spagnolo Francisco de Zurbaran (1598-1664): opere di sicuro meno provocatorie rispetto a quelle più conosciute dell’artista ma che ben si compenetrano con lo spazio religioso.

Molto interessante anche la prima personale siciliana dell’artista cubano Carlos Garaicoa, esposta presso la sede della galleria Francesco Pantaleone Arte Contemporanea, a due passi dai Quattro Canti e da Palazzo Mazzarino.
L’artista, attraverso le sue installazioni, ci guida attraverso una riflessione sul rapporto tra società, architettura e ambiente circostante.

“Garden”, raffigurazione in scala di un paesaggio, sovverte la realtà in un’operazione straniante che pone il visitatore come “un dio onnipotente”, gigante rispetto alla natura riprodotta. A riportarci alla realtà ci pensa il piccolo monitor che mostra un albero morto circondato da edifici in rovina: l’impotenza dell’uomo di fronte alle sconfitte e, peggio, la sua mano distruttiva come entità negativa e non come essenza superiore creatrice di vita.

“And after, what will we do?” è un’installazione site specific che mette in dialogo, grazie alle ampie finestre, travi di legno recuperate da vecchi edifici palermitani con i palazzi esterni. Piccole formiche in plastica che al posto della testa hanno edifici immaginari, si aggirano fra le travi divorandole: metafora della città che si auto costruisce e si auto divora ma anche una polemica sulla sostenibilità e sul rapporto uomo/architettura.

 

Carlos Garaicoa, And after, what will we do?

Installazione site specific

 

Pinksummer Gallery di Genova propone una collettiva dal titolo “Pictorial Goose Turn”, visitabile fino al 6 ottobre negli spazi di Via Patania, in collaborazione con il curatore palermitano Paolo Falcone. Il titolo della mostra unisce ludicamente il titolo del saggio di William J. T. “Pictorial Turn” e il gioco dell’oca, anche in riferimento alle nove stanze espositive che potrebbero idealmente corrispondere a nove caselle del gioco.
Tra gli artisti esposti, Peter Fend, Invernomuto, Tobias Putrih e Tomás Saraceno.

 

Tomás Saraceno

Pinksummer Gallery goes to Palermo

 

Tappa obbligata per tutti gli appassionati di fotografia il Centro Internazionale di Fotografia diretto da Letizia Battaglia, inaugurato ai Cantieri Culturali della Zisa nel 2017 che attualmente ospita una collettiva di fotografi internazionali.
Abbiamo avuto l’onore di incontrare di persona la grande fotografa, la quale ci ha dedicato momenti preziosi raccontandoci il proprio percorso, strettamente connesso con una Palermo segnata dalle ingerenze della mafia nella vita della città e dei suoi abitanti.

Tra le chicche che abbiamo avuto la fortuna di visitare sono da menzionare la sede temporanea della Galleria Viasaterna di Milano, che in un antico palazzo ha creato un atelier a metà tra la residenza e lo spazio espositivo coinvolgendo otto artisti tra italiani e internazionali che esporranno alternandosi settimanalmente. Al momento della nostra visita era la volta di Theo Drebbel, artista originaria di Napoli che crea delicati diorami composti da piccole figure ed elementi vegetali.

Lo studio d’artista di Oli Bonzanigo ci ha invece regalato un’atmosfera d’altri tempi, quasi onirica, in uno spazio che si sviluppa tra romantici affreschi e una vista mozzafiato.
L’artista milanese tra l’altro esporrà i suoi ricami visionari alla Galleria Viasaterna dal 16 al 22 luglio.

Un’altra atmosfera, raffinata e che ancora una volta sembra portarci indietro nel tempo, è quella che si respira al piano nobile di Palazzo Mazzarino, dove le imponenti opere di Damien Hirst si compenetrano alla perfezione in un ricercatissimo spazio di gusto nobiliare, tra affreschi, broccati e il “Ritratto di Franca Florio” (1901-1924) di Giovanni Boldini.

Durante queste giornate dedicate a Manifesta, Palermo ha davvero stupito e affascinato tutti con la decadente bellezza dei suoi palazzi, che hanno anche fatto distogliere lo sguardo dalle opere esposte, a volte più “informative” che contemplative.

La città ha anche stupito per il grado di reale integrazione tra culture differenti: impossibile non rendersi conto che Palermo è abituata all’accoglienza verso il “diverso” molto più di quanto in molti potessero immaginare. Teatro perfetto per mettere in scena il dibattito artistico: come l’ha definita la direttrice di Manifesta, Hedwig Fijen “complessa e stratificata, è una città molto più che europea, transnazionale”.

Una Palermo globale ma problematica, che deve fare i conti con l’immigrazione, l’emigrazione dei siciliani verso le grandi città del nord, l’impatto turistico e i cambiamenti climatici.

 

 

MASTERPIECE LONDON 

28 Giugno – 4 Luglio

Si è svolta presso il Royal Hospital Chelsea, palazzo storico progettato da Christopher Wren, la 9ª edizione di Masterpiece London che ha visto la partecipazione di 190 gallerie tra le più prestigiose al mondo.
Tra le 29 new entries risaltano la Kallos Gallery, specializzata in antichità, Hauser & Wirth che si distingue per la pittura moderna, Landau Fine Art che ha proposto un fantastico portfolio di opere tra cui un tardo Picasso, un raro René Magritte e un Modigliani.

Masterpiece è di sicuro la fiera più importante al mondo per la raccolta congiunta di settori eterogenei: si spazia dai reperti archeologici all’arte moderna e contemporanea, dal design ai gioielli, dai libri antichi agli orologi per coprire un ventaglio di seimila anni di storia.
Questa commistione tra diversi generi artistici rende Masterpiece London l’unico happening che combina arte e lusso, una fiera che fin dalla prima edizione del 2010 si è distinta per l’altissima qualità dei pezzi proposti e che è destinata a migliorare nel tempo.

Tutto ciò è reso possibile anche grazie alla commissione artistica composta da 150 esperti internazionali provenienti dalle maggiori istituzioni pubbliche e private che esaminano ogni singolo pezzo per certificarne e garantirne la qualità.

La disposizione degli stand voluta dal Presidente Philip Hewat-Jaboor, a sua volta collezionista e art advisor, ha promosso ed esaltato la commistione di generi e settori differenti, idea che ha avuto il pregio di far conoscere e acquistare ai collezionisti anche oggetti estranei al loro abituale terreno d’azione.

A partire dallo scorso anno è stata introdotta la sezione Masterpiece Presents, spazio all’ingresso della fiera adibito all’esposizione di opere innovative.
Quest’anno ad accogliere i visitatori era “Five Stages of Maya Dance”, installazione di Marina Abramović, composta da 5 ritratti dell’artista scolpiti nell’alabastro con resa tridimensionale e illuminati tramite led.
Presentati da Factum Arte (azienda con sede a Madrid, Milano e Londra specializzata nella mediazione digitale) in collaborazione con Lisson Gallery, i ritratti in 3D riescono a combinare performance, scultura e tecnologia digitale grazie alle proprietà traslucide dell’alabastro: mentre lo spettatore si muove si ha la sensazione che il volto della Abramović si decomponga in intricati paesaggi, creando l’effetto di una sorta di performance.
L’opera, creata in questi ultimi cinque anni, rappresenta le cinque tappe della danza Maya ed è il risultato di una serie di riflessioni sull’effimero e sull’eternità.

 

Marina Abramović, Five Stages of Maya Dance, 2013

Masterpiece Presents 2018

 

 

Un’altra star contemporanea è l’artista giapponese Chiharu Shiota, famosa per le avvolgenti ragnatele, che ha creato un’installazione immersiva site specific per la Blain Southern Gallery. Fili rossi avviluppavano completamente lo spazio arredato con valigie, mappe e libri, spesso effetti personali di Shiota che simboleggiano delicate questioni esistenziali.

 

Chiharu Shiota, Turning World, 2018

Blain Southern Gallery, Masterpiece London 2018

 

Facendo un passo indietro nel tempo, sono stati molti gli stand a esporre opere impressioniste e moderne.
Die Galerie si è focalizzata su opere di tre artisti surrealisti: ha presentato una monumentale statua in bronzo di Max Ernst, opere di André Masson e Roberto Matta.

Mazzoleni, presente per la quarta volta consecutiva, ha proposto opere di grandi artisti risalenti al XX secolo, sia italiani che internazionali tra cui Giacomo Balla, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Marc Chagall, Giorgio de Chirico, Lucio Fontana, Hans Hartung, Fausto Melotti, Victor Vasarely.

Robilant + Voena ha invece deciso di ampliare lo spettro esponendo opere di epoche diverse: dalle serigrafie di Andy Wharol alle Vedute del XVIII secolo.L’assoluta rarità proposta dalla galleria è il piano d’appoggio di una tavola appartenuta alla collezione di Francesco I de’ Medici, risalente al periodo di reggenza compreso tra il 1568 e il 1577: la bellissima lastra è composta da marmi colorati e pietre dure incastonate a formare un disegno geometrico sui toni dell’ocra e del blu cobalto. Perfettamente conservata, ne esistono solo tre esemplari al mondo che possiedono ancora anche il bordo originale e il grembiule intarsiato.

 

Tavolino di gioje appartenuto a Francesco I de’ Medici, 1568-1577

Marmo e pietre dure

141,5 x 87 x 70,5 cm

Robilant + Voena, Masterpiece London 2018

 

 

M&L Fine Art ha presentato sia dipinti del primo Novecento, tra cui una “Composizione metafisica” del 1916 di Giorgio de Chirico, sia opere del secondo dopoguerra di Piero Manzoni, Lucio Fontana ed Enrico Castellani.

La galleria Ronald Philips, in occasione del 300° anniversario di nascita di Thomas Chippendale, ha esposto come omaggio al famoso ebanista britannico circa 20 mobili realizzati dal maestro.

Non sono mancate le rarità che hanno attirato l’attenzione di molti visitatori: tra queste una gogotte esposta presso lo stand della galleria Art Ancient, scultura antropomorfa rarissima risalente a 30 milioni di anni fa formata da cristalli di quarzo e carbonato di calcio. Questa particolare pietra scultorea presenta forme moderne e dà l’impressione di essere appena stata concepita da un artista contemporaneo, nonostante la sua nascita risalga al periodo dell’Oligocene.

Le curiosità presentate da Art Ancient per soddisfare gli amanti della storia naturale e del mistero della creazione del mondo non si è fermata alla gogotte: la galleria ha anche esposto un raro meteorite formatosi 4,6 miliardi di anni fa e un fulmine congelato nella sabbia del deserto, poi venduto a 70.000£.

Durante i giorni di fiera sono state concluse molte trattative, alcune delle quali hanno visto protagonisti anche grandi istituzioni come il Metropolitan Museum of Art, il British Museum, il Victoria&Albert Museum, il Getty Museum.

Piano Nobile, galleria londinese, ha venduto a un collezionista britannico il modello in gesso della scultura datata 1938 “Recumbent Figure” di Henry Moore, la cui copia in bronzo è esposta alla Tate Collection. Prezzo di richiesta: 250.000£.

 

Henry Moore, Recumbent figure, 1938

Modello in gesso

Piano Nobile Galerie, Masterpiece London 2018

 

 

Mazzoleni ha venduto il dipinto “Grande metafisico con squadre” del 1971 di Giorgio de Chirico per circa 430.000€ e l’opera “Bellatrix-Bie” di Victor Vasarely per 100.000€.

La fiera si è svolta in concomitanza dell’Art Week londinese che ha visto protagoniste le aste di arte moderna, contemporanea e Old Masters, fattore che di sicuro ha attirato i collezionisti già presenti in città a visitare Masterpiece facendo registrare circa 51.000 visitatori, il 16% in più rispetto all’ultima edizione.
La rassegna, nata nel 2010, è stata acquistata a dicembre 2017 per il 67,5% dal gruppo svizzero MCH Group, già proprietario di Art Basel e di altri eventi artistici internazionali.
Lo sponsor principale della fiera per il 5° anno di fila è stata la Royal Bank of Canada.

Il prossimo appuntamento è fissato per il 27 giugno 2019.

Le sfumature dell’arcobaleno dell’arte sono infinite: scegliete la vostra preferita!

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