Biennale

Padiglione Italia

By Maggio 15, 2019Luglio 1st, 2019No Comments
Enrico David

Milovan Farronato
La sfida al Labirinto

 

È Milovan Farronato (Piacenza 1973 – vive e lavora a Londra) il curatore nominato alla guida del Padiglione Italia di questa edizione della 58ª Biennale di Venezia.

Attuale direttore e curatore del Fiorucci Art Trust per il quale ha creato il festival Volcano Extravaganza che si tiene ogni anno a Stromboli dal 2011, Farronato ha un profilo internazionale che vanta collaborazioni d’eccellenza e numerose curatele in prestigiosi spazi pubblici e privati, tra cui emergono la Fondazione Pomodoro di Milano, Arario Foundation (Seoul, Pechino, New York), la Serpentine Galleries, la Triennale di Milano e la Biennale di Istanbul; Ha seguito la direzione artistica dal 2005 al 2012 dello spazio no profit Viafarini e la curatela presso il DOCVA (Documentation Centre for Visual Arts di Milano).

Ha inoltre lavorato con artisti del calibro di Ugo Rondinone, Yayoi Kusama, Roberto Cuoghi, Katharina Fritsch e Lucy McKenzie; un curriculum di tutto rispetto per il curatore dall’aspetto glam rock fuori dagli schemi che promette di portare una ventata di freschezza e internazionalità.

 

La sfida al Labirinto” è il tema scelto da Farronato per rappresentare l’Italia: ispirato al saggio di Italo Calvino pubblicato nel 1962, il curatore riprende la grande valenza simbolica del labirinto per parlarci del complesso e disorientante periodo storico che stiamo vivendo.

Il labirinto è un tema letterario vastissimo che ha ispirato storie mitologiche e affascinato grandi pensatori come Jorge Luis Borges o, appunto, Calvino.

Venezia, con il suo dedalo intricato di calli, è la città labirintica per eccellenza e dunque perfetta ambientazione per mettere in scena l’indeterminatezza e le infinite possibilità della vita: in linea quindi con il tema di questa 58ª Biennale “May you live in interesting times”, titolo che evoca incertezze e disordini.

 

Ad interpretare il tema sono stati chiamati tre artisti italiani di respiro e fama internazionale: Enrico David, Liliana Moro e Chiara Fumai che, pur essendo molto diversi tra loro, hanno alle spalle percorsi artistici segnati da un forte spirito di ricerca.

 

Enrico David (Ancona 1966, vive e lavora a Londra), era già stato invitato alla Biennale del 2013 da Massimiliano Gioni, in occasione della quale aveva portato una grande installazione composta da dipinti, arazzi e sculture.

Più conosciuto all’estero che in Italia, formatosi alla St. Martins di Londra, David spazia dalla pittura al disegno, dalla scultura all’installazione facendo spesso ricorso a tecniche artigianali tradizionali.

Selezionato per il Turner Prize nel 2009, David ha esposto in tutto il mondo: indimenticabile la sua Personale al New Museum di New York nel 2012.

In questa edizione della Biennale presenterà sia opere inedite, espressamente concepite per il percorso espositivo, sia lavori di repertorio rivisitati per l’occasione.

 

Anche Liliana Moro (Milano 1961) non è alla prima esperienza in Biennale avendo già partecipato, giovanissima, alla sezione Aperto della Biennale curata nel 1993 da Achille Bonito Oliva.

La Moro è una delle artiste italiane più note all’estero e ha avuto fin da subito una carriera internazionale.

La sua ricerca si concentra sulla messa in scena della realtà in una visione crudele e poetica che combina scultura, installazione, performance, suoni, parole, oggetti.

Tra le fiere più importanti, ha partecipato a Documenta IX Kassel nel 1992, alla sezione Aperto XLV alla Biennale di Venezia nel 1993.

Anche Liliana Moro presenterà sia opere mai esposte sia lavori passati.

 

Chiara Fumai (Roma 1978 – Bari 2017) verrà rappresentata attraverso un progetto inedito composto da documenti e scambi epistolari.

La sua presenza può essere letta come una sorta di omaggio nei confronti dell’artista scomparsa prematuramente, tra le più promettenti del panorama italiano.

La Fumai ha sempre prediletto la performance come mezzo espressivo, affiancata spesso da travestimenti, dj set; il ruolo della donna è stato una delle tematiche principali, entro una forte critica femminista, anche in relazione al sistema dell’arte.

Ha partecipato a Documenta 13 a Kassel nel 2012 ed è stata invitata da istituzioni come il MAXXI di Roma, la Fondazione Bevilacqua La Masa, il Jeu de Paume di Parigi.

Nel 2013 ha vinto il Premio Furla; nel 2016 ha ricevuto un riconoscimento nell’ambito del Premio Vaf al Macro di Roma; nel 2017 ha vinto il Premio New York.

 

L’allestimento del Padiglione e le opere in mostra pongono l’accento sulla non linearità della vita, sul dubbio, sulle intricate traiettorie, sul disorientamento, sulle complessità del sistema di regole che determina lo spazio e il tempo e sulla precarietà della vita attuale.

Il pubblico è quindi il vero protagonista, artefice di un personale un dialogo con le opere.

Il percorso è irregolare, coesistono diverse esposizioni che lasciano libero il visitatore di costruire il proprio percorso, di perdersi e anche di sbagliare strada. All’ingresso due porte che invitano alla prima scelta: andare a destra o a sinistra? (A destra un lavoro di Liliana Moro che racchiude tutta la sua carriera, sinistra un diorama di Enrico David).

 

Il Padiglione Italia ha potuto contare sullo stanziamento di un budget pari ai 1 milione e 300 mila euro, di cui 600mila erogati dal Ministero e 700mila dagli sponsor, coinvolti grazie alla mediazione del curatore che ha messo in campo le sue collaborazioni con i grandi marchi del mondo della moda e non solo. In particolare, la presenza come principale contributor di Gucci, FPT Industrial e Nicoletta Fiorucci Russo, già mecenate del progetto Fiorucci Art Trust diretto da Farronato. Gli sponsor tecnici sono Gemmo, C&C-Milano e Select Aperitivo.

Le sfumature dell’arcobaleno dell’arte sono infinite: scegliete la vostra preferita!

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