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By Ottobre 9, 2019Dicembre 18th, 2019No Comments

Ottobre sta per finire e la Brexit – ormai alle porte – potrebbe cambiare i giochi.

In positivo o in negativo?

È una domanda che tutti si pongono ma a quanto pare i dubbi su cosa potrebbe o non potrebbe accadere per ora resta incerto, in attesa dell’accordo d’uscita tra le parti.

Londra – considerata la “Grande Mela” dell’Europa – ha un ruolo e una posizione importantissima all’interno del mercato dell’arte e il suo successo è dovuto in special modo al modello di regolamentazione inglese che vede le tasse di importazione al 5% – le più basse della UE – e la Brexit potrebbe rappresentare un’ulteriore opportunità per la Gran Bretagna di essere ancora più competitiva sul mercato globale, attuando una revisione normativa più vicina ai suoi competitors USA (0%) e Cina (3%).

La legislazione dell’Unione Europea, con la sua complessa burocrazia e costosa amministrazione, secondo alcuni avrebbe infatti penalizzato il mercato londinese ponendolo in una posizione di sfavore rispetto ai suoi grandi rivali, New York e Hong Kong.

La Brexit potrebbe quindi rappresentare un’opportunità interessante per la Gran Bretagna, libera dai vincoli della Ue, ma potrebbe anche determinare un indebolimento non trascurabile del mercato poiché con l’uscita dall’Unione Europea verranno meno i fondi e i finanziamenti di cui il Regno Unito poteva usufruire e di cui hanno beneficiato molti musei e gallerie, per non parlare dei singoli artisti.

Un esempio tra tutti la monumentale scultura “Angel of the North” (1994-1998) di Antony Gormley collocata a Gateshead, era stata finanziata proprio grazie ai fondi UE.

Già all’epoca del referendum molti artisti di fama internazionale come Tacita Dean, Wolfgang Tillmans, Michael Craig-Martin, Banksy, il già citato Antony Gormley e molti altri – si erano schierati a favore della permanenza all’interno dell’Unione Europea aderendo attivamente alla campagna “Remain” tramite la creazione di opere d’arte, poster e slogan.

Forti timori sono stati espressi anche da istituzioni storiche e ruoli istituzionali – dal direttore della Tate Nicholas Serota a Martin Roth – direttore del Victoria & Albert Museum, preoccupato anche per le conseguenze della mancanza di sussidi europei dedicati alla ricerca.

Ma non si tratta solo di finanziamenti. Oltre al venir meno delle agevolazioni legali ed economiche, al possibile indebolimento degli investimenti e all’impatto sull’economia in generale, saranno da prendere in considerazione anche altri ostacoli come le licenze di esportazione.

Molti protagonisti dell’arte stanno infatti valutando un eventuale ritiro delle opere depositate a Londra come Larry Gagosian, che a quanto pare ha già iniziato a spostare i beni da Londra alle sedi di Atene, Basilea, Ginevra e Parigi.

Di sicuro Londra non rappresenterà più lo scalo mondiale per l’importazione di opere all’interno dell’Unione Europea ed è proprio la capitale francese che si sta preparando a raccogliere il testimone, avendo la seconda tassazione europea più bassa con il 5,5 %.

Alcune importanti gallerie – tra cui White Cube, David Zwirner, Pace Gallery – stanno già progettando l’apertura di sedi parigine e la città è pronta a raccogliere i frutti dello spostamento di capitali, situazione che quindi potrebbe favorire il mercato francese.

Viceversa, le gallerie che hanno in programma esposizioni da novembre in poi si sono organizzate in anticipo per portare in Gran Bretagna le opere, onde evitare il rischio di nuove regole sui dazi doganali.

Per ora nonostante le incertezze, Londra continua a mantenere il suo ruolo centrale – basti pensare a tutti i musei, le gallerie, le fiere internazionali e le case d’asta che hanno qui la loro sede – e i buoni risultati ottenuti dalle aste appena concluse e dalla fiera Frieze lo confermano.

A prescindere dai pronostici favorevoli o meno, ciò che emerge sono le importanti ripercussioni sul mercato globale implicate dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea che rendono ancora più chiara la stretta correlazione tra arte, politica ed economia.

 

Le sfumature dell’arcobaleno dell’arte sono infinite: scegliete la vostra preferita!