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Art Basel Linda Bajare

Come ogni anno torna l’appuntamento con Art Basel, aperta al pubblico dal 13 al 16 giugno, la fiera d’arte contemporanea più importante al mondo nata nel 1970 da un’intuizione dei galleristi e collezionisti Trudl Bruckner, Balz Hilt e dai coniugi Ernst e Hildy Beyeler.

I visionari fondatori, figure di spicco e all’avanguardia, intuirono il grande potenziale per un nuovo mercato destinato a cambiare la storia dell’arte.
Personalità leggendarie come Trudl Bruckner, gallerista svizzera che durante i suoi 44 anni di attività ha fatto di “Basel zuliebe” – “per amore di Basilea” – il suo slogan, è una delle figure femminili alle origini dell’ideazione della fiera.
Insieme a lei verso la collocazione di Basilea a centro internazionale dell’arte contemporanea i coniugi Beyeler, colti e raffinati collezionisti “vecchio stile” – sia mecenati che mercanti – che hanno inoltre dato vita a una collezione di oltre 200 capolavori assoluti di artisti come Rothko, Klee, Giacometti e Picasso, con cui la coppia aveva anche un rapporto di amicizia e stima reciproca.
I Beyeler hanno inaugurato nel 1997 la Fondazione che porta il loro nome, divenuta la più visitata dell’intera Svizzera e la più internazionale, con il 52% di visitatori stranieri.

Nata come risposta e alternativa della tedesca Art Cologne, la fiera svizzera si è rivelata un successo già al suo esordio, con oltre 16.000 visitatori alla mostra inaugurale, 90 gallerie partecipanti e 30 editori di 10 paesi diversi.
Numeri destinati a crescere in modo esponenziale nel giro di pochissime edizioni, se pensiamo che ad oggi le gallerie partecipanti sono salite a 290 e provengono da 34 paesi.

Basilea, da caratteristica città sul Reno diventa un luogo internazionale di incontro e scambio per tutti i galleristi, gli appassionati e i collezionisti d’arte e dopo 49 anni resta il più importante appuntamento internazionale del settore, non solo dal punto di vista del mercato dell’arte, ma anche della ricerca.

La rassegna include ogni forma di espressione artistica come la pittura, il disegno, l’installazione, la fotografia, la performance e la videoarte, sviluppatasi soprattutto a partire dalla fine degli anni ’90 con “Video Forum”, sezione dedicata all’interazione dell’arte con i media tecnologici e soprattutto alla videoarte; in seguito ha preso il via “Art Unlimited” che dà spazio a installazioni di dimensioni elevate realizzate attraverso l’uso dei più diversi mezzi espressivi.

A dimostrazione del suo carattere internazionale, dal 2002 la fiera di Basilea si è espansa oltreoceano per un’edizione invernale che si svolge a Miami, col nome di Art Basel Miami Beach (quest’anno in programma dal 5 all’8 dicembre). È sempre in quegli anni che nasce Art Basel Conversations, discussioni con i principali membri del mondo dell’arte – tra i relatori collezionisti d’arte, direttori di musei, curatori, artisti, critici d’arte e architetti – che forniscono accesso a informazioni di prima mano su diversi aspetti del mondo dell’arte.

Se prima di Art Basel tutte le fiere avevano carattere nazionale, dalla sua fondazione è cambiato il significato di manifestazione artistica e tutti i direttori che si sono susseguiti nel corso degli anni hanno voluto imprimere quel sigillo di internazionalità e di qualità superlativa che ne mantiene tuttora intatto il primato. Una commissione esamina attentamente i candidati – le gallerie, gli artisti e le relative opere proposte per l’esposizione – e questa selezione garantisce e protegge i requisiti necessari per poter partecipare alla prestigiosa fiera.
A rimarcare nuovamente il carattere internazionale della manifestazione ci pensa Art Basel Hong Kong, inaugurata nel 2013, che permette un punto di osservazione privilegiato sulle dinamiche del mercato orientale. Il prossimo appuntamento è dal 19 al 21 marzo 2020.

Il giro d’affari di milioni di dollari per ogni edizione e gli imponenti capitali che ruotano intorno ad Art Basel sono strabilianti, con numeri da capogiro che riflettono l’impatto economico che hanno le grandi fiere sul mercato globale dell’arte.
Gli attori protagonisti sono principalmente tre: Art Basel – che fa capo al gruppo MCH – Frieze London e Tefaf Maastricht: la continua espansione in diversi continenti e il supporto da parte di istituti finanziari (Ubs nel caso di Art Basel), sono solo alcuni dei fattori che determinano una crescita sempre maggiore.

Tra l’altro in questi giorni è trapelata la notizia che la società proprietaria di Art Basel e Masterpiece London, MCH Group, ha deciso di vendere la fiera Art Düsseldorf al fine di concentrarsi maggiormente sui due “cavalli di punta” della scuderia.

Che ruolo hanno quindi all’interno del mercato dell’arte le manifestazioni non commerciali?
Si potrebbe rispondere al quesito con un’altra domanda: “Vedere a Venezia, acquistare a Basilea”, questo il motto dei collezionisti che può essere di esempio e che suggerisce la stretta connessione tra la Biennale no-profit e la più famosa fiera commerciale.
Venezia, con il suo prestigio, fornisce una forte visibilità agli artisti partecipanti e dà una panoramica sulle novità e su nuovi nomi da tenere d’occhio.

Non ci sono dubbi che le vendite si compiano prima nella Serenissima, un dato che viene confermato dalle oltre cento mostre in aggiunta al programma ufficiale della Biennale di quest’anno.
Per esempio, la Galleria Thaddaeus Ropac supporta artisti come Lee Bul, Baselitz, Vedova e Ghenie presenti a Venezia e tre di questi sono proposti per la vendita a Basilea. Così come Carpenters Workshop Gallery propone di acquistare l’opera di Maarten Baas, artista presentato in Biennale. Ugualmente White Cube propone l’artista Ibrahim Mahama, che rappresenta il Padiglione del Ghana.
In fiera troviamo anche altri artisti partecipanti alla 58ª Biennale come Zanele Muholi, Kemang Wa Lehulere, Mawande Ka Zenzile, Frida Orupabo, Kris Lemsalu, Tamás Waliczky, Cathy Wilkes, Arshile Gorky, Günter Förg, Martin Puryear, Christoph Büchel.

 

Le sfumature dell’arcobaleno dell’arte sono infinite: scegliete la vostra preferita!

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