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Monthly Archives

Luglio 2018

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Tutte le mostre autunnali da non perdere!

 

Balthus

Fondation Beyeler, Basilea
2 settembre – 1 gennaio 2019

La mostra, in collaborazione con la famiglia dell’artista e curata da Raphael Bouvier e Michiko Kono, presenta una cinquantina tra i lavori più significativi della carriera dell’artista ed è la prima grande retrospettiva dedicata a Balthus nella Svizzera tedesca.
Il legame dell’artista con questi luoghi è sempre stato forte, sia per il matrimonio con l’aristocratica svizzera Antonietta de Watteville sia per l’infanzia trascorsa tra Berna e Ginevra.

Balthus, pseudonimo di Balthasar Klossowski de Rola, nasce a Parigi da padre critico d’arte e madre pittrice, grazie ai genitori ha l’opportunità di viaggiare e di avvicinarsi al mondo dell’arte fin dalla tenera età.

Sarà il primo viaggio in Italia avvenuto nel 1926 ad avvicinarlo ai maestri toscani del Rinascimento, in particolare a Piero della Francesca, da lui considerato come il suo mentore.
Dai grandi pittori del passato riprende l’impianto compositivo poi sapientemente mescolato ad altre correnti artistiche italiane come il Realismo Magico e la Metafisica: è da questo particolare connubio che nasce la staticità enigmatica caratteristica delle sue opere, che sanno unire quotidianità e mistero, sogno e realtà.

Balthus ha saputo rivoluzionare la tradizione figurativa in aperta opposizione alle correnti avanguardistiche dell’epoca, in un periodo storico che vedeva protagonisti pittori come Picasso e Matisse.
Poco compreso dai suoi contemporanei, dopo gli anni Trenta la sua iconografia si orienta verso la raffigurazione di nudi caratterizzati da un’immobilità quasi scultorea; tra questi i suoi soggetti principali sono giovani fanciulli alla toilette che gli valsero anche accuse di pornografia.
La delicatezza dei nudi, colti in momenti di quotidiana intimità e tutt’altro che maliziosi, esprime chiaramente l’intento di Balthus di raccontare l’aspetto psicologico dei soggetti e di citare i maestri classici.

Il legame con l’Italia è destinato a rafforzarsi a partire dal 1961, quando l’artista viene nominato direttore dell’Accademia di Francia a Roma, incarico che durerà 17 anni durante i quali Balthus creerà diverse opere ambientate nella città eterna.

La grande retrospettiva che a Basilea si concluderà il 1 gennaio 2019, si sposterà a Madrid al Museo Nazionale Thyssen-Bornemisza.

 

Balthus, Thérèse, 1938

Olio su cartone montato su legno

100,3 x 81,3 cm

 

 

Renzo Piano
The Art of Making Buildings

Royal Academy of Arts, Londra
15 settembre – 20 gennaio 2019

Uniti da un senso di leggerezza grazie all’impiego di ampie vetrate, da una commistione tra invenzione e tradizione, funzione e contesto, gli edifici di Renzo Piano fanno ormai parte dell’immaginario pubblico.
I suoi progetti hanno modificato lo skyline delle metropoli di tutto il mondo tramite linee avveniristiche e immediatamente riconoscibili, frutto di un lavoro di costante ricerca e sperimentazione verso materiali e tipologie architettoniche.

La mostra, progettata e curata in stretta collaborazione con lo stesso Piano, ripercorre la carriera dell’architetto dall’eredità genovese del padre costruttore edile agli studi svolti a Firenze e Milano, passando per le esperienze internazionali e all’acclamazione mondiale accanto all’amico e collaboratore Richard Rogers.

Focalizzata su 16 progetti chiave, l’esposizione esplora il modus operandi dell’architetto, mettendo in risalto il sapiente uso di forme, materiali e ingegneria al servizio di idee eleganti e pioneristiche.

Tra i progetti più famosi firmati da Piano spiccano il Centre George Pompidou di Parigi, progetto del 1971 che gli ha portato fama mondiale, lo Shard di Londra e la sede del New York Times nella Grande Mela.

In mostra non ci saranno solamente fotografie e progetti ma anche molti disegni a mano nei quali si possono seguire il flusso di idee e ispirazioni che hanno portato alla realizzazione dei futuristici edifici diventati icone e simboli di modernità assoluta.
Oltre ai progetti che lo hanno fatto incoronare “archistar” saranno visibili anche quelli meno conosciuti risalenti agli anni ’70, agli esordi della carriera del noto architetto genovese.

Al centro dell’esposizione c’è l’immaginaria “Isola”, una installazione scultorea appositamente progettata per la monografica della Royal Academy che riunisce quasi 100 progetti che raccontano i 30 anni di carriera di Renzo Piano.

 


The Shard, anche chiamato London Bridge Tower, Londra, 2013-2016.

 

 

 

Salvator Mundi, Leonardo da Vinci

Louvre di Abu Dhabi
18 settembre

Sarà finalmente esposto al Louvre di Abu Dhabi il Salvator Mundi di Leonardo, dopo essere stato acquistato per la cifra record di 450 milioni di dollari dal Dipartimento di Cultura e Turismo degli Emirati Arabi a novembre 2017 durante l’asta di Christie’s a New York.
L’acquisto, a una sola settimana dall’inaugurazione del museo, era stata un’ottima operazione di marketing e aveva ulteriormente messo in chiaro la potenza economica degli Emirati.

Si tratta però di un’esposizione temporanea, perché l’opera farà ritorno al Louvre di Parigi in occasione della mostra che si svolgerà dal 24 ottobre 2019 fino al 24 febbraio 2020 per celebrare l’anniversario della morte – 500 anni a maggio 2019 – del maestro toscano.

L’olio su tavola che rappresenta Cristo benedicente, è stato a lungo considerato provenire dalla bottega di Leonardo e nel corso del tempo sono state molto controverse le attribuzioni da parte di esperti internazionali che hanno a lungo dibattuto sulla paternità dell’opera.
Dipinto tra il 1490 e il 1515 circa, è stato alla fine riconosciuto come opera di Leonardo solo nel 2011 in occasione della mostra alla National Gallery di Londra.

Il Salvator Mundi promette di essere il pezzo forte della collezione di Abu Dhabi e rappresenta un ottimo pezzo per fare da contraltare alla Gioconda, esposta nell’omonimo museo parigino.

La collaborazione tra i due Louvre prevede che il museo di Abu Dhabi possa utilizzare il nome – diventato quasi un marchio – per circa 30 anni.
I termini degli accordi prevedono che la Francia si impegni a garantire un prestito costante di opere tramite l’Agence France-Muséums, istituzione che riunisce i 13 maggiori musei francesi coinvolti nella partnership con Abu Dhabi. Questi tredici musei inoltre garantiranno a rotazione l’organizzazione di quattro mostre all’anno per 15 anni presso la struttura araba.
La Francia ha anche l’onere di portare al Louvre di Abu Dhabi curatori, esperti e figure altamente qualificate che formeranno il personale: in questo modo il museo avrà il tempo di costruire una propria collezione permanente e di autogestirsi nel giro di pochi anni.

 

Leonardo da Vinci, Salvator Mundi, 1490-1515 circa.

Olio su tavola

66 x 46 cm

 

 

The World on Paper

Nuova Sede Culturale della Deutsche Bank, Berlino.
Inaugurazione 27 settembre.

Il 27 settembre inaugurerà a Berlino la nuova sede culturale della Deutsche Bank sotto la direzione di Svenja von Reichenbach, già responsabile delle mostre nella sede di Berlino e direttrice della Deutsche Bank KunstHalle dal 2013.
Il Centro si sviluppa su una superficie totale di 3.000mq occupando il palazzo ribattezzato “Palais Populaire” e gli spazi adiacenti ad esso.

In campo artistico la banca tedesca è conosciuta per una collezione incentrata su fotografia e opere su carta tra le più importanti del mondo, ma il centro culturale di Berlino ospiterà eventi di ogni genere tra mostre, concerti e sport.

L’esposizione che inaugura gli spazi, “The World on Paper” curata da Friedhelm Hütte, vede protagoniste proprio con le opere della collezione della Deutsche Bank ma le informazioni a riguardo sono ancora una volta molto scarse, probabilmente per incuriosire il pubblico puntando sull’effetto sorpresa.

 

Veduta esterna del Palais Populaire, Berlino.

 

 

Real Bodies: scopri il corpo umano

Spazio Ventura XV, Milano
6 ottobre – 31 gennaio 2019

L’esposizione sull’anatomia umana torna a Milano a due anni dalla prima mostra svoltasi alla Fabbrica del Vapore, dove aveva raggiunto il record di presenze con 280 mila visitatori sicuramente grazie alla particolarità degli “oggetti” esposti che incuriosisce e attrae.

I 500 reperti conservati tramite plastinazione sono organi di uomini e donne che hanno deciso volontariamente di donare il proprio corpo post mortem in nome della scienza.

Quest’anno, in occasione del cinquecentenario dalla morte di Leonardo da Vinci, una sezione della mostra sarà proprio dedicata al maestro toscano, indiscusso pioniere della medicina legale e grande studioso del corpo umano.
Le trenta installazioni di reperti umani riprodurranno i bozzetti anatomici di Leonardo da Vinci contenuti nel codice Windsor in un confronto diretto tra i suoi studi e la realtà.
Altra novità rispetto all’edizione precedente è la presenza di organi animali, tra cui il cuore di una megattera, il muscolo cardiaco più grande della Terra che misura 1 metro di larghezza ed è in grado di pompare 220 litri di sangue.

La mostra, attraverso lo studio del corpo umano, si propone di far conoscere i progressi della biomeccanica e della chirurgia ricostruttiva, di sensibilizzare le persone sulla lotta alle dipendenze e facilitare la prevenzione alle malattie. L’alto valore scientifico ed educativo rende l’esposizione un appuntamento imperdibile per scolaresche e curiosi in generale.

 

Leonardo da Vinci, codice Windsor, dettaglio di un disegno, 1478-1518

 

 

Carte Blanche a Tomás Saraceno
On Air

Palais de Tokyo, Parigi
17 ottobre – 6 gennaio 2019

Tomás Saraceno sarà il protagonista della quarta edizione della serie “Cartes Blanches”, mostre monumentali ciclicamente affidate ad artisti diversi che hanno avuto inizio nel 2013 con Philippe Parreno, poi proseguite nel 2016 con Tino Sehgal e con Camille Henrot nel 2017.

On Air” promette di essere il più grande progetto mai realizzato dall’artista, la cui ricerca si sviluppa e concretizza nella commistione tra architettura, arte, scienza e filosofia.
La mostra riunisce una selezione delle sue opere principali e nuove produzioni che trasformeranno i 13.000mq del Palais de Tokyo in una esperienza davvero unica.

Accostando le scale più piccole a quelle più grandi, la mostra cercherà di svelare il collegamento esistente tra una ragnatela, una particella di polvere, un’architettura e la ridistribuzione dell’atmosfera attraverso l’Aerocene, progetto artistico interdisciplinare che propone un ripensamento collettivo del modo in cui gli uomini abitano il mondo.
L’Aerocene immagina la creazione di una nuova infrastruttura che ridefinisca il diritto internazionale alla mobilità, riesaminando la libertà di movimento tra paesi e ricordandoci che l’aria è un bene prezioso che appartiene a tutti gli esseri viventi.

Lo spazio espositivo del Palais de Tokyo diventa quindi un enorme palcoscenico che mette in scena la ricchezza e la complessità di tutto ciò che costituisce l’universo, trasportandoci in un luogo dove coesistono il microscopico e il cosmico, trascendendo dalla percezione umana per esplorare il mondo da punti di vista differenti.

Affiancato da una squadra di professionisti internazionali che vede la partecipazione di architetti, ricercatori e astrofisici provenienti da tutto il mondo, Tomás Saraceno ci invita a ripensare il nostro modo di vivere il pianeta.

 

Tomás Saraceno, dettaglio di un’opera, 2017.

 

 

 

Picasso Metamorfosi

Palazzo Reale, Milano
18 ottobre – 17 febbraio 2019

La rassegna europea promossa dal Musée Picasso di Parigi fa tappa anche a Milano e presenta 200 opere che comprendono sia lavori di Picasso sia pezzi di arte antica provenienti da importanti istituzioni museali internazionali.

Il focus dell’esposizione è il rapporto tra il pittore e il mito dell’antichità, fonte d’ispirazione messa in evidenza dai molti rimandi che Picasso ha inserito nelle sue opere durante la carriera artistica: emergono quindi le tematiche mitologiche grazie ad un confronto diretto tra pezzi di arte antica e opere del maestro.

La mostra rientra in un ciclo di appuntamenti dedicato da Palazzo Reale al pittore spagnolo che ha avuto inizio nel 1953 con l’esposizione di Guernica nella Sala delle Cariatidi e conclusasi con la grande monografica del 2012.

 

Pablo Picasso, Donne alla fonte, 1921

Parigi, Musée de l’Orangerie

Olio su tela

50 x 52 cm

 

 

Mario Merz
Igloos

Hangar Bicocca, Milano
24 ottobre – 24 febbraio

La mostra curata da Vicente Todolí e realizzata in collaborazione con la Fondazione Merz, offre l’opportunità unica di poter ammirare per la prima volta contemporaneamente ben 30 igloo realizzati dall’artista tra il 1968 e il 2003 provenienti da raccolte private e musei.

La mostra si apre con “La Goccia d’Acqua” del 1987, che con i suoi 12 metri di diametro è il più grande igloo creato da Merz per uno spazio espositivo interno, in occasione della personale presso il Musée d’Art Contemporain di Bordeaux.

Nello spazio delle Navate, con una superficie di 5.500mq, il percorso espositivo procede poi in ordine cronologico iniziando con gli igloo creati negli anni Sessanta.
Grazie a questo sostanzioso corpus di opere, la mostra ci accompagna attraverso gli aspetti e le componenti più innovative di Merz, molto legato al particolare utilizzo di materiali sia naturali che industriali e attento al dialogo tra spazio naturale e architettura.

Figura chiave dell’Arte Povera, Mario Merz è stato tra i primi in Italia a utilizzare l’installazione artistica come mezzo espressivo artistico, inserendo neon e oggetti di uso quotidiano nelle tele. oltre a questi, ha spesso anche utilizzato alcuni elementi appartenenti al campo scientifico, come la sequenza di Fibonacci.

È a partire dal 1968 che introduce un tema che rimarrà uno dei più rappresentativi della sua ricerca: l’igloo.
Questo particolare tipo di abitazione diventa metafora delle relazioni tra spazio fisico e spazio concettuale, tra individuo e collettività, luogo di rifugio e di effimero isolamento dalla realtà esterna.
Gli igloo sono spesso creati tramite strutture metalliche rivestiti da elementi di varia natura, dall’argilla al vetro, dalla pietra alla iuta.

A partire dagli anni ’80 si registra un’evoluzione nella struttura degli igloo, che diventano più complessi, caratterizzati da linee intersecate tra loro e dall’aggiunta di scritte al neon.
La valenza simbolica di queste delicate installazioni assume talvolta significati anche politici, aprendosi quindi ai dibattiti a lui contemporanei.

 

Mario Merz, La Goccia d’Acqua, 1987

Diametro: 12 metri.

 

Le sfumature dell’arcobaleno dell’arte sono infinite: scegliete la vostra preferita!

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Fiere Giugno 2018

Giugno è stato il mese dei grandi eventi internazionali di arte contemporanea: Art Basel a Basilea che comprende a sua volta otto principali fiere collaterali; Design Miami; Masterpiece London; Manifesta12 a Palermo e Milano Photo Week.

 

MANIFESTA 12  PALERMO

Manifesta, la Biennale nomade europea, è nata ad Amsterdam nei primi anni ’90 grazie alla storica dell’arte Hedwig Fijen. Volta a favorire l’integrazione sociale in Europa, Manifesta invita la comunità artistica internazionale a creare opere e installazioni nel contesto in cui si svolge: è quindi un progetto site specific che si propone di stabilire un dialogo tra tessuto sociale, cultura e arte.

La fiera itinerante ha aperto le porte della splendida città siciliana, poco avvezza alle avanguardie artistiche rispetto ad altre metropoli europee ma cornice perfetta per la manifestazione.
Selezionata dal comitato di Manifesta, Palermo è risultata la città ideale in cui organizzare questa edizione grazie ad alcune sue caratteristiche che ben rappresentano due temi cruciali dell’Europa attuale: la questione dei migranti e il cambiamento delle condizioni climatiche globali.

Palermo nel corso della storia è stata occupata da diverse civiltà e ha quindi un’interessante stratificazione culturale e forti legami con l’Africa del Nord e il Medioriente grazie alla sua posizione geografica, crocevia di tre continenti.
Per la città potrebbe essere un’ottima opportunità di riqualificazione e un’occasione per aiutare i cittadini a riappropriarsi di alcune zone del tessuto urbano.

Manifesta porta con sé ben 71 eventi collaterali selezionati tramite bando internazionale, i cui programmi si svolgono in parallelo a quello principale della Biennale.

I curatori di questa edizione sono quattro: l’olandese Bregtje van deer Haak, lo spagnolo Andrés Jacques, la svizzera Mirjam Varadinis e l’italiano Ippolito Pestellini Laparelli.
Quattro anche le sezioni principali: Garden Flows (Orto Botanico, Palazzo Butera), Out of Control Room (quartiere della Kalsa, antico cuore arabo con Palazzo Forcella De Seta, Palazzo Ajutamicristo), City on Stage (Palazzo Costantino) e Teatro Garibaldi (quartier generale della Biennale).

La sezione più politicamente impegnata è senza dubbio Out of Control Room, che si suddivide in due sedi principali: Palazzo Ajutamicristo e Palazzo Forcella De Seta.
Il primo si apre con la scenografica installazione “Citizen ex” di James Bridle, che fissa al soffitto coloratissime bandiere. Il percorso si conclude con “The Third Choir” di Lydia Ourahname che porta a Palermo 20 barili di petrolio esportati dall’Algeria nel 2014, ognuno dei quali contiene un telefono cellulare.

 

James Bridle, Citizen ex

Installazione a Palazzo Ajutamicristo

 

Si prosegue a Palazzo Forcella De Seta, bellissimo edificio ristrutturato nell’Ottocento. Qui le video installazioni diventano quasi dei documentari giornalistici su immigrazione e colonizzazione grazie al film di Kader Attia “The Body’s Legacies. The Post-Colonial Bod” e a “Liquid Violence” di Forensic Oceanography.
Opera più scultorea “The Soul of Salt” di Patricia Kaersenhout, che riempie con una piramide di sale una delle sale del palazzo: i visitatori sono invitati a interagire con l’opera grazie alla possibilità di prendere e portarsi a casa un po’ di sale per allontanare la negatività dalla propria vita.

 

Patricia Kaersenhout, The Soul of Salt

Installazione a Palazzo Forcella De Seta

 

Garden of Flows è forse la sezione più poetica della Biennale: si inizia con l’Orto Botanico, dove le opere di otto artisti sono inseriti tra le meravigliose piante del parco, in un contesto bucolico che ricorda i giardini romantici ottocenteschi.
In una sala dell’ingresso è stata creata Radiceterna, raffinata biblioteca e project room che si focalizza sul binomio Arte e Natura. Qui si alterneranno mostre di Allora e Calzadilla, Kathinka Bock, Bjorn Braun e Ignazio Mortellaro.
Radiceterna, progetto realizzato in collaborazione con la Fondazione Mario Merz, fa riferimento all’opera dell’artista “Se la forma scompare la sua radice è eterna” del 1984.
Negli spazi dell’Orto Botanico il tema di questa edizione di Manifesta trova il suo perfetto palcoscenico: la metafora del giardino come luogo in cui nasce la vita, terreno in cui si coltiva la diversità di piante ed esseri viventi che coesistono uno accanto all’altro.

Altra sede di questa sezione è Palazzo Butera, splendida residenza dei Principi di Branciforte recentemente ristrutturata grazie a Massimo e Francesca Valsecchi, che nel 2019 porteranno qui la loro collezione per farla diventare un centro di arte contemporanea.
All’interno delle bellissime sale affrescate espongono sei artisti che hanno interpretato il tema di Manifesta con modalità totalmente differenti: si va dal documentario “Night Soil” di Melanie Bonajo alle maioliche di Maria Thereza Alves “Una proposta di Sincretismo (questa volta senza genocidio)”, progetto che nasce da alcune piastrelle trovate al mercato di Palermo di Piazza Marina.

Per concludere la fotografatissima “Theatre of the Sun” del collettivo americano Fallen Fruit che ricopre con una carta da parati dai colori sgargianti una delle sale del Palazzo: installazione “immersiva” / avvolgente che raffigura gli alberi da frutto del palermitano e crea una sorta di mappatura degli arbusti spesso trascurati o ignorati.

 

 

Fallen Fruit, Theatre of the Sun

Palazzo Butera

 

In pieno centro storico, Palazzo Mazzarino ospita per l’occasione diversi progetti espositivi, alcuni dei quali site specific.
All’ingresso del palazzo, nel cortile porticato interno, è possibile ammirare “Giochi senza frontiere”, scultura interattiva dell’artista polacco Marcin Dudek.

 

Marcin Dudek, Giochi senza frontiere

Palazzo Mazzarino

 

Negli spazi dell’ex cavallerizza l’installazione di Per Barclay realizzata da Francesco Pantaleone crea uno specchio in cui si riflette il colonnato, gioco di riflessi reso possibile grazie all’utilizzo di olio esausto. L’artista norvegese attua una riflessione sullo scorrere del tempo attraverso un gioco di rimandi tra l’architettura antica e lo spazio presente.

Addentrandoci nelle sale più interne incontriamo i lavori della collettiva “Il richiamo di Cthulhu”, mostra a cura di Lorenzo Benedetti che presenta sette artisti.
L’ultima sala ospita invece il progetto “La Febbre”, mostra collettiva a cura di Vincenzo Schillaci che presenta 10 artisti internazionali.

 

Per Barclay

Cavallerizza Palazzo Mazzarino

 

Tra gli eventi collaterali più di impatto hanno un ruolo centrale gli allestimenti proposti in chiese da poco restaurate.
La Chiesa della Madonna del Soccorso, anche detta “della Mazza”, chiusa al pubblico da circa quarant’anni finalmente riapre i battenti grazie al progetto di Duskmann, collettivo nato nel 2015. L’installazione “Prelude” culmina in un enorme cuore di marmo posto al centro della navata e ha l’ulteriore pregio di accentuare la sobria eleganza dell’interno della chiesa.

 

Duskmann, Prelude

Chiesa della Madonna del Soccorso

 

Altra chiesa rimasta chiusa a lungo a causa dei lavori di ristrutturazione è la Chiesa di Santa Venera, costruita nel 1493 e rimaneggiata a fine ‘700 secondo lo stile neoclassico all’epoca imperante. La piccola navata ospita in occasione di Manifesta due opere dell’artista belga Berlinde De Bruyckere intitolate “Mantel I” e “Mantel II”, presentate dalla Galleria Continua.
Le coperte lacerate, esposte alle intemperie per mesi, si ispirano al saio di San Francesco dipinto dal pittore spagnolo Francisco de Zurbaran (1598-1664): opere di sicuro meno provocatorie rispetto a quelle più conosciute dell’artista ma che ben si compenetrano con lo spazio religioso.

Molto interessante anche la prima personale siciliana dell’artista cubano Carlos Garaicoa, esposta presso la sede della galleria Francesco Pantaleone Arte Contemporanea, a due passi dai Quattro Canti e da Palazzo Mazzarino.
L’artista, attraverso le sue installazioni, ci guida attraverso una riflessione sul rapporto tra società, architettura e ambiente circostante.

“Garden”, raffigurazione in scala di un paesaggio, sovverte la realtà in un’operazione straniante che pone il visitatore come “un dio onnipotente”, gigante rispetto alla natura riprodotta. A riportarci alla realtà ci pensa il piccolo monitor che mostra un albero morto circondato da edifici in rovina: l’impotenza dell’uomo di fronte alle sconfitte e, peggio, la sua mano distruttiva come entità negativa e non come essenza superiore creatrice di vita.

“And after, what will we do?” è un’installazione site specific che mette in dialogo, grazie alle ampie finestre, travi di legno recuperate da vecchi edifici palermitani con i palazzi esterni. Piccole formiche in plastica che al posto della testa hanno edifici immaginari, si aggirano fra le travi divorandole: metafora della città che si auto costruisce e si auto divora ma anche una polemica sulla sostenibilità e sul rapporto uomo/architettura.

 

Carlos Garaicoa, And after, what will we do?

Installazione site specific

 

Pinksummer Gallery di Genova propone una collettiva dal titolo “Pictorial Goose Turn”, visitabile fino al 6 ottobre negli spazi di Via Patania, in collaborazione con il curatore palermitano Paolo Falcone. Il titolo della mostra unisce ludicamente il titolo del saggio di William J. T. “Pictorial Turn” e il gioco dell’oca, anche in riferimento alle nove stanze espositive che potrebbero idealmente corrispondere a nove caselle del gioco.
Tra gli artisti esposti, Peter Fend, Invernomuto, Tobias Putrih e Tomás Saraceno.

 

Tomás Saraceno

Pinksummer Gallery goes to Palermo

 

Tappa obbligata per tutti gli appassionati di fotografia il Centro Internazionale di Fotografia diretto da Letizia Battaglia, inaugurato ai Cantieri Culturali della Zisa nel 2017 che attualmente ospita una collettiva di fotografi internazionali.
Abbiamo avuto l’onore di incontrare di persona la grande fotografa, la quale ci ha dedicato momenti preziosi raccontandoci il proprio percorso, strettamente connesso con una Palermo segnata dalle ingerenze della mafia nella vita della città e dei suoi abitanti.

Tra le chicche che abbiamo avuto la fortuna di visitare sono da menzionare la sede temporanea della Galleria Viasaterna di Milano, che in un antico palazzo ha creato un atelier a metà tra la residenza e lo spazio espositivo coinvolgendo otto artisti tra italiani e internazionali che esporranno alternandosi settimanalmente. Al momento della nostra visita era la volta di Theo Drebbel, artista originaria di Napoli che crea delicati diorami composti da piccole figure ed elementi vegetali.

Lo studio d’artista di Oli Bonzanigo ci ha invece regalato un’atmosfera d’altri tempi, quasi onirica, in uno spazio che si sviluppa tra romantici affreschi e una vista mozzafiato.
L’artista milanese tra l’altro esporrà i suoi ricami visionari alla Galleria Viasaterna dal 16 al 22 luglio.

Un’altra atmosfera, raffinata e che ancora una volta sembra portarci indietro nel tempo, è quella che si respira al piano nobile di Palazzo Mazzarino, dove le imponenti opere di Damien Hirst si compenetrano alla perfezione in un ricercatissimo spazio di gusto nobiliare, tra affreschi, broccati e il “Ritratto di Franca Florio” (1901-1924) di Giovanni Boldini.

Durante queste giornate dedicate a Manifesta, Palermo ha davvero stupito e affascinato tutti con la decadente bellezza dei suoi palazzi, che hanno anche fatto distogliere lo sguardo dalle opere esposte, a volte più “informative” che contemplative.

La città ha anche stupito per il grado di reale integrazione tra culture differenti: impossibile non rendersi conto che Palermo è abituata all’accoglienza verso il “diverso” molto più di quanto in molti potessero immaginare. Teatro perfetto per mettere in scena il dibattito artistico: come l’ha definita la direttrice di Manifesta, Hedwig Fijen “complessa e stratificata, è una città molto più che europea, transnazionale”.

Una Palermo globale ma problematica, che deve fare i conti con l’immigrazione, l’emigrazione dei siciliani verso le grandi città del nord, l’impatto turistico e i cambiamenti climatici.

 

 

MASTERPIECE LONDON 

28 Giugno – 4 Luglio

Si è svolta presso il Royal Hospital Chelsea, palazzo storico progettato da Christopher Wren, la 9ª edizione di Masterpiece London che ha visto la partecipazione di 190 gallerie tra le più prestigiose al mondo.
Tra le 29 new entries risaltano la Kallos Gallery, specializzata in antichità, Hauser & Wirth che si distingue per la pittura moderna, Landau Fine Art che ha proposto un fantastico portfolio di opere tra cui un tardo Picasso, un raro René Magritte e un Modigliani.

Masterpiece è di sicuro la fiera più importante al mondo per la raccolta congiunta di settori eterogenei: si spazia dai reperti archeologici all’arte moderna e contemporanea, dal design ai gioielli, dai libri antichi agli orologi per coprire un ventaglio di seimila anni di storia.
Questa commistione tra diversi generi artistici rende Masterpiece London l’unico happening che combina arte e lusso, una fiera che fin dalla prima edizione del 2010 si è distinta per l’altissima qualità dei pezzi proposti e che è destinata a migliorare nel tempo.

Tutto ciò è reso possibile anche grazie alla commissione artistica composta da 150 esperti internazionali provenienti dalle maggiori istituzioni pubbliche e private che esaminano ogni singolo pezzo per certificarne e garantirne la qualità.

La disposizione degli stand voluta dal Presidente Philip Hewat-Jaboor, a sua volta collezionista e art advisor, ha promosso ed esaltato la commistione di generi e settori differenti, idea che ha avuto il pregio di far conoscere e acquistare ai collezionisti anche oggetti estranei al loro abituale terreno d’azione.

A partire dallo scorso anno è stata introdotta la sezione Masterpiece Presents, spazio all’ingresso della fiera adibito all’esposizione di opere innovative.
Quest’anno ad accogliere i visitatori era “Five Stages of Maya Dance”, installazione di Marina Abramović, composta da 5 ritratti dell’artista scolpiti nell’alabastro con resa tridimensionale e illuminati tramite led.
Presentati da Factum Arte (azienda con sede a Madrid, Milano e Londra specializzata nella mediazione digitale) in collaborazione con Lisson Gallery, i ritratti in 3D riescono a combinare performance, scultura e tecnologia digitale grazie alle proprietà traslucide dell’alabastro: mentre lo spettatore si muove si ha la sensazione che il volto della Abramović si decomponga in intricati paesaggi, creando l’effetto di una sorta di performance.
L’opera, creata in questi ultimi cinque anni, rappresenta le cinque tappe della danza Maya ed è il risultato di una serie di riflessioni sull’effimero e sull’eternità.

 

Marina Abramović, Five Stages of Maya Dance, 2013

Masterpiece Presents 2018

 

 

Un’altra star contemporanea è l’artista giapponese Chiharu Shiota, famosa per le avvolgenti ragnatele, che ha creato un’installazione immersiva site specific per la Blain Southern Gallery. Fili rossi avviluppavano completamente lo spazio arredato con valigie, mappe e libri, spesso effetti personali di Shiota che simboleggiano delicate questioni esistenziali.

 

Chiharu Shiota, Turning World, 2018

Blain Southern Gallery, Masterpiece London 2018

 

Facendo un passo indietro nel tempo, sono stati molti gli stand a esporre opere impressioniste e moderne.
Die Galerie si è focalizzata su opere di tre artisti surrealisti: ha presentato una monumentale statua in bronzo di Max Ernst, opere di André Masson e Roberto Matta.

Mazzoleni, presente per la quarta volta consecutiva, ha proposto opere di grandi artisti risalenti al XX secolo, sia italiani che internazionali tra cui Giacomo Balla, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Marc Chagall, Giorgio de Chirico, Lucio Fontana, Hans Hartung, Fausto Melotti, Victor Vasarely.

Robilant + Voena ha invece deciso di ampliare lo spettro esponendo opere di epoche diverse: dalle serigrafie di Andy Wharol alle Vedute del XVIII secolo.L’assoluta rarità proposta dalla galleria è il piano d’appoggio di una tavola appartenuta alla collezione di Francesco I de’ Medici, risalente al periodo di reggenza compreso tra il 1568 e il 1577: la bellissima lastra è composta da marmi colorati e pietre dure incastonate a formare un disegno geometrico sui toni dell’ocra e del blu cobalto. Perfettamente conservata, ne esistono solo tre esemplari al mondo che possiedono ancora anche il bordo originale e il grembiule intarsiato.

 

Tavolino di gioje appartenuto a Francesco I de’ Medici, 1568-1577

Marmo e pietre dure

141,5 x 87 x 70,5 cm

Robilant + Voena, Masterpiece London 2018

 

 

M&L Fine Art ha presentato sia dipinti del primo Novecento, tra cui una “Composizione metafisica” del 1916 di Giorgio de Chirico, sia opere del secondo dopoguerra di Piero Manzoni, Lucio Fontana ed Enrico Castellani.

La galleria Ronald Philips, in occasione del 300° anniversario di nascita di Thomas Chippendale, ha esposto come omaggio al famoso ebanista britannico circa 20 mobili realizzati dal maestro.

Non sono mancate le rarità che hanno attirato l’attenzione di molti visitatori: tra queste una gogotte esposta presso lo stand della galleria Art Ancient, scultura antropomorfa rarissima risalente a 30 milioni di anni fa formata da cristalli di quarzo e carbonato di calcio. Questa particolare pietra scultorea presenta forme moderne e dà l’impressione di essere appena stata concepita da un artista contemporaneo, nonostante la sua nascita risalga al periodo dell’Oligocene.

Le curiosità presentate da Art Ancient per soddisfare gli amanti della storia naturale e del mistero della creazione del mondo non si è fermata alla gogotte: la galleria ha anche esposto un raro meteorite formatosi 4,6 miliardi di anni fa e un fulmine congelato nella sabbia del deserto, poi venduto a 70.000£.

Durante i giorni di fiera sono state concluse molte trattative, alcune delle quali hanno visto protagonisti anche grandi istituzioni come il Metropolitan Museum of Art, il British Museum, il Victoria&Albert Museum, il Getty Museum.

Piano Nobile, galleria londinese, ha venduto a un collezionista britannico il modello in gesso della scultura datata 1938 “Recumbent Figure” di Henry Moore, la cui copia in bronzo è esposta alla Tate Collection. Prezzo di richiesta: 250.000£.

 

Henry Moore, Recumbent figure, 1938

Modello in gesso

Piano Nobile Galerie, Masterpiece London 2018

 

 

Mazzoleni ha venduto il dipinto “Grande metafisico con squadre” del 1971 di Giorgio de Chirico per circa 430.000€ e l’opera “Bellatrix-Bie” di Victor Vasarely per 100.000€.

La fiera si è svolta in concomitanza dell’Art Week londinese che ha visto protagoniste le aste di arte moderna, contemporanea e Old Masters, fattore che di sicuro ha attirato i collezionisti già presenti in città a visitare Masterpiece facendo registrare circa 51.000 visitatori, il 16% in più rispetto all’ultima edizione.
La rassegna, nata nel 2010, è stata acquistata a dicembre 2017 per il 67,5% dal gruppo svizzero MCH Group, già proprietario di Art Basel e di altri eventi artistici internazionali.
Lo sponsor principale della fiera per il 5° anno di fila è stata la Royal Bank of Canada.

Il prossimo appuntamento è fissato per il 27 giugno 2019.

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Aste Italiane Giugno 2018

L’inizio del mese ha avuto come protagoniste le aste nazionali di arte moderna e contemporanea, le quali hanno ottenuto eccellenti risultati e confermano l’andamento di mercato che vede in crescita il settore del figurativo e della scultura.

Il Ponte, grazie a un accuratissimo catalogo curato da Freddy Battino, ha raggiunto un notevole risultato con vendite che hanno superato i 6 milioni e mezzo di euro con un tasso di venduto del 90% in lotti e ha inoltre segnato nuovi record per gli artisti Antonio Sanfilippo, Irma Blank, Mario Negri, Emilio Scanavino.
Quest’ultimo con l’opera “Trionfo della morte” ha raggiunto i 140.000€ di aggiudicazione da una stima di partenza di 70-100.000€.
In occasione dell’asta Palazzo Crivelli era affollatissimo di collezionisti e dealer da tutto il mondo e hanno inoltre partecipato in collegamento telefonico moltissimi stranieri, in particolare da Cina, Giappone e Russia.

Top lot della serata “Superficie bianca – 2 – II” l’opera del 1977 di Enrico Castellani che da una stima di 200-250 mila euro è volato a 450mila euro diritti di asta compresi, vendita che fa pensare alla ripresa del mercato di un grande maestro scomparso recentemente.

 

Enrico Castellani, Superficie bianca – 2 – II, 1977

Acrilico su tela estroflessa

100 x 120 cm

 

 

Emilio Scanavino, Il Trionfo della morte, 1961

Olio su tela

200 x 300 cm

 

Blindarte di Napoli (totale asta 1.400.000 euro diritti inclusi) si distingue per due vendite in particolare: “Ritratto della Principessa Giovanna Pignatelli d’Aragona Cortés”, contesissima serigrafia di Andy Wharol del 1975 che da una stima di 120.000-180.000€ raggiunge i 210.000 euro diritti inclusi.
“Opening”, opera del 1983 di Richard Hambleton, viene aggiudicata a un collezionista americano per 185.000 euro (diritti inclusi) contro la stima iniziale di 7-10 mila euro.
Si può dire sia proprio lui uno dei protagonisti delle aste di questa primavera, dato che il 26 giugno un’altra sua opera, “As the world burns” verrà venduta all’asta da Artcurial a 474.000€ (prezzo incluso di spese) con una stima iniziale di appena 120-150 mila euro.

 

 

Andy Wharol, Ritratto della Principessa Giovanna Pignatelli d’Aragona Cortés, 1975

Acrilico e serigrafia su tela

66 x 56 cm

 

 

Richard Hambleton, Opening, 1983

Acrilico su tela

217 x 139 cm

 

 

Periodo molto positivo anche per la casa d’aste Wannenes Art Auctions che chiude a 1.147.410 euro diritti inclusi.
Anche in questo caso le vendite confermano il trend di crescita per il Realismo magico e la pittura figurativa, come si denota dall’ottimo risultato ottenuto da “Vaso di fiori” del 1936 di Antonio Donghi che raggiunge i 56.250 euro diritti inclusi, da una stima di 40-50.000€.
Protagonista annunciato – l’opera era in copertina al catalogo – Alighiero Boetti, aggiudicato a 137.000 euro diritti inclusi con “Sciogliersi come neve al sole”, piccolo ricamo bianco del 1988: record di aggiudicazione l’opera più piccola mai venduta in asta e cifra mai raggiunta da un Boetti total white sul mercato pubblico. L’arazzo partiva da una stima di 20.000-30.000€.

 

 

Alighiero Boetti, Sciogliersi come neve al sole, 1988

Ricamo su tessuto

20 x 21,5 cm

 

 

Farsetti Arte di Prato, con le sue aste tenutesi l’8 e il 9 giugno, arriva a un totale di 4.000.000 euro diritti inclusi.
Presentati in asta artisti di fama internazionale ormai storicizzati e che rappresentano un investimento solido e sicuro, lontani dalle temutissime speculazioni del mercato dell’arte.
Punta di diamante Alberto Savinio che, con l’olio su tela “Pégase”, viene aggiudicato a 272.200 euro diritti inclusi da una stima iniziale di 200-300mila euro.

Molto bene anche la piccola opera di tecnica mista su carta di Alberto Burri “Combustione T. n. 7” del 1959 che come spesso accade supera la stima massima raggiungendo i 204.950€ diritti compresi.

 

Alberto Burri, Combustione T. n. 7, 1959

Carta, acrilico, vinavil, combustione su carta

35,5 x 26,6 cm

 

 

Alberto Savinio, Pègase, 1930

Olio su tela

74 x 92 cm

 

 

Pandolfini chiude l’asta dell’11 giugno a 1.201.542 euro diritti inclusi e un tasso di vendita del 65% in lotti.
Tra le opere in asta tre opere di Jean-Michel Basquiat, tipiche “cartoline” dei primi anni ’80 che raffigurano temi cari all’artista, vengono aggiudicate rispettivamente per 93.750€, 62.500€ e 131.250€ (lotti 82-83-84; spese incluse) per un totale di quasi 300.000 euro.
Ottimi risultati anche per Sebastian Matta, l’artista cileno punto di riferimento per l’astrattismo italiano, che con l’opera “Tu beninteso cascellato” del 1963 viene venduto a 56.250€ da una stima di 40.000-60.000 euro.
Mario Schifano arriva a 31.250 euro con l’opera di grandi dimensioni “Senza titolo” raffigurante palme e cuori.
La sezione della scultura vede protagonista il bronzo “Marat, scultura volume” di Giò Pomodoro venduta a 47.500 euro da una stima di 40.000-60.000€.

 

Sebastian Matta, Tu beninteso cascellato, 1963

Terre colorate su tela riportata su tavola

120 x 175 cm

 

 

Giò Pomodoro, Marat, scultura volume, anni ’70

Bronzo

180 x 60 x 60 cm

 

 

 

Jean-Michael Basquiat, Senza titolo, 1982

Lotto 82

Acrilico, olio e pigmenti organici su cartolina

17,78 x 12,7 cm

 

 

Jean-Michael Basquiat, Senza titolo, 1981

Lotto 84

Acrilico, olio e pigmenti organici su cartolina

17,78 x 12,7 cm

 

 

Jean-Michael Basquiat, Senza titolo (Everlast), 1982

Lotto 83

Acrilico, olio e pigmenti organici su cartolina

17,78 x 12,7 cm

 

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Sospese le inaugurazioni di tutte le mostre a Palazzo Reale fino a data da destinarsi

In seguito a un incidente accaduto il 9 luglio, un giorno prima del compleanno del grande maestro Agostino Bonalumi, viene spostata l’inaugurazione della mostra a lui dedicata.

“Bonalumi 1958 – 2013” presentata da Palazzo Reale di Milano è la prima grande antologica su Agostino Bonalumi e mira a ripercorrerne i passi dagli esordi fino alla scomparsa avvenuta nel 2013: le opere esposte sono 120 e sono tra quelle più significative dell’intera produzione del maestro milanese, divenuto uno dei più grandi artisti astratti del Novecento.

Famoso per le tele estroflesse e monocrome, Bonalumi ha iniziato la carriera artistica / mosso i primi passi nell’arte nel 1958 con Enrico Castellani e Piero Manzoni con una mostra alla Galleria Pater di Milano, alla quale sono seguite altre esposizioni a Roma e Losanna.

Recentemente l’artista ha ottenuto una riscoperta e una rivalutazione internazionale, anche grazie alla grande mostra organizzata nel 2013 da Robilant + Voena a Londra; successivamente nel 2015 il catalogo ragionato edito da Skira ha dato ulteriore stabilità alle quotazioni in asta.

La retrospettiva “Bonalumi 1958 – 2013” sarebbe dovuta essere inaugurata tra pochi giorni ma durante l’allestimento il suo storico assistente e braccio destro Luca Lovati – 69 anni – è caduto da un’altezza di tre metri.

L’incidente pare sia accaduto a causa di un malore che ha colto all’improvviso Lovati mentre si trovava in cima a una scala nel tentativo di collocazione di un’opera.

Si tratta della scultura Struttura modulare bianca, installazione composta da moduli quadrati in vetroresina, esposta per la prima volta alla XXXV Biennale di Venezia del 1970 in una sala personale interamente dedicata a Bonalumi.

La struttura fa parte di un gruppo di tre grandi installazioni che caratterizzano il percorso espositivo della mostra di Palazzo Reale: insieme a Struttura modulare bianca si potranno ammirare Blu abitabile, opera di pittura ambientale, e una terza opera presentata nel 2003 all’Institut Mathildenhöhe di Darmstadt in Germania, composta da una parete molto ampia.

Queste grandi installazioni, tipologia artistica spesso non facile da allestire, presuppongono una grande conoscenza dell’opera dell’artista e una padronanza tecnica che non tutti possiedono: Luca Lovati, restauratore e titolare della ditta allestitrice, aveva collaborato per tutta una vita con Bonalumi, conosceva ogni dettaglio del lavoro dell’artista e probabilmente proprio per questo motivo aveva deciso di salire personalmente su quella scala.

A seguito dell’incidente la Procura ha aperto un fascicolo per fare chiarezza sull’accaduto e capire se sia stata violata la legge sulla sicurezza sul lavoro e se fossero state prese tutte le precauzioni necessarie durante l’allestimento.

In segno di cordoglio da parte della città di Milano, è stata sospesa anche l’inaugurazione della mostra “Pino Pinelli.

Pittura oltre il limite” che si doveva svolgere proprio il lunedì della tragedia. L’artista siciliano (Catania 1938), maestro della Pittura Analitica, ricerca il superamento della forma-quadro ricorrendo alla monocromia per ritrovare il valore sensibile del colore. Affermato a livello internazionale, l’artista fa parte di quella corrente artistica che a partire dagli anni ’60 cerca la destrutturazione del quadro in quanto limitazione fisica-spaziale.

Esprimiamo profondo cordoglio alla famiglia di Luca Lovati per la tragica perdita.

Immagine di repertorio dell’opera presentata alla Biennale di Venezia nel 1970 sulla quale Luca Lovati stava intervenendo.

Agostino Bonalumi, Struttura modulare bianca, 1970

Vetroresina e nitro
Misure variabili. (Un modulo: 80 x 100 x 70 cm)

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Report Aste Giugno 2018

ARTCURIAL

“The Writings on the Wall”

Parigi, 26 giugno 

Il catalogo della casa d’aste parigina proponeva 76 opere di Street Art, alcune delle quali firmate da grandi nomi di questa corrente artistica.
Il risultato ha superato le stime previste raggiungendo un totale di 1.543.120€, complici anche due nuovi record mondiali che vedono protagonisti Richard Hambleton e DRAN.

“As the world burns” di Hambleton viene aggiudicato alla cifra di 474.000€ contro la stima di 120.000-150.000€. L’artista canadese, scomparso a giugno scorso, era l’unico membro supertstite del gruppo che, insieme a Keith Haring e Jean-Michael Basquiat, ha fatto la storia della street art newyorkese negli anni ‘80.

Il secondo record vede protagonista “Escape”, opera del 2008 dell’artista DRAN venduta a 46.800€: conosciuto anche come “il Banksy francese”, DRAN affronta temi legati alla denuncia sociale e mette in atto una forte critica verso consumismo e capitalismo.

 

 

Richard Hambleton
As the world burns, 1983
Acrilico su tela
244 x 244 cm

 

 

DRAN
Escape, 2008
Pittura spray e pastello su tela
120 x 100 cm

 

 

 

PHILLIPS

Arte contemporanea e del XX secolo

Londra, 26 – 27 giugno

Day Sale 26 giugno : £ 10.757.313
Evening Sale 27 giugno : £ 34.416.000

Ottimo risultato per l’asta serale di Phillips che può vantare un “White Glove Sale” con tutti i 31 lotti in catalogo aggiudicati.

La casa d’aste era già partita bene con il Day Sale, che aveva raggiunto il risultato più alto mai ottenuto nella storia della compagnia.

Ad aprire la serata un autoritratto di Martin Kippenberger aggiudicato a £8.4 milioni, il prezzo più alto raggiunto dall’artista tedesco in Europa.

Protagonisti di molti rilanci sono stati Lucio Fontana con “Concetto spaziale, Natura” del 1960, Jonas Wood e Sean Scully con un lavoro del 2014.

 

Martin Kippenberger
Ohne Titel (aus der Serie Das Floß der Medusa), 1996
Olio su tela
150 x 180 cm

 

 

SOTHEBY’S

Contemporary Art Evening Sale

Londra, 26 giugno

44 Lotti.
Stima pre-asta: 80-108 milioni di £.
Risultato: 125,3 milioni di £.

Ottimo risultato per Sotheby’s che raggiunge un tasso di venduto pari al 98% con tre nuovi record e cinque opere acquistate sopra i 10 milioni di sterline.

Tra i principali protagonisti della serata troviamo 5 pittori inglesi appartenenti a correnti stilistiche diversissime tra loro ma che insieme ci accompagnano nella storia dell’arte britannica del dopoguerra.

Primo tra tutti Lucian Freud che raggiunge la cifra record di 22,5 milioni di £ con un nudo di grandi dimensioni datato 2002-2003, stima iniziale – già molto alta – di 17-20 milioni di £.

“Portrait on a white cover”, capolavoro tardo dell’artista, rappresenta Sophie Lawrence e il tema è uno dei preferiti di Freud, il nudo sdraiato.
Segue un lavoro “difficile” di Francis Bacon, uno studio per figura maschile del 1954 piuttosto cupo ma che faceva parte della collezione Gianni Agnelli, acquistato per poco più di 3 milioni di £.

David Hockney, con il dittico datato 1994 “Double East Yorkshire”, supera di poco la stima bassa raggiungendo 11,3 milioni di £ ma rispetto a 5 anni fa il prezzo di aggiudicazione in asta dell’artista si è triplicato.

Gli altri due artisti inglesi viventi che ottengono ottimi risultati sono Peter Doig e Cecily Brown, quest’ultima contesissima viene acquistata per 3 milioni di £ rispetto a una stima di partenza di 750.000-950.000 £.

Tra i primi dieci top lots troviamo ben tre lavori di Jean-Michael Basquiat venduti per un totale di 26,7 milioni di £ e un “mobile” di Calder aggiudicato sotto la stima bassa.

Accoglienza positiva anche per altri artisti viventi che segnano i tre nuovi record: Henry Taylor raggiunge i 275.000£ grazie a un collezionista asiatico, Sam Gilliam supera di molto la stima con 910.000£ dopo una battaglia tra cinque collezionisti (il vincitore anche in questo caso è asiatico) e Jennifer Guidi contesa da sei offerenti per poi essere acquistata a 274.000£.

 

David Hockney
Double East Yorkshire, 1998
Olio su tela
Dittico. Dimensioni totali : 152,4 x 386 cm

 

 

 

Lucian Freud
Portrait on a white cover, 2002-03
Olio su tela
116,5 x 143 cm

 

 

CHRISTIE’S

Impressionist & Modern Art Evening Sale

Londra, 20 Giugno

Serata molto positiva per l’asta serale di Christie’s su arte moderna e impressionismo che realizza un totale di 128.081.750£.

La serata è iniziata molto bene già dal primo lotto, il pastello “Le moineau” di Eva Gonzalès che viene battuto a 200mila sterline (248.750£ incluse le spese) e stabilisce un nuovo record per un lavoro su carta dell’artista francese.
La stima dell’opera era 200-300.000£.

 

Eva Gonzalès, Le moineau, 1865-1870

Dettaglio. Lotto n. 1

Pastello su carta

61,5 x 50,5 cm

Ottimo risultato anche per Marc Chagall che con il delicato dipinto del 1926 “La chaise à Toulon or Les fleurs du Mourillon” quasi raddoppia la stima massima di 1.800.000£, per essere venduto a 2,6 milioni di sterline (spese incluse 3.128.750£).

 

Marc Chagall, La chaise à Toulon or Les fleurs du Mourillon, 1926

Lotto n. 3

Olio su tela

100 x 81,5 cm

 

 

Non sono mancate però le sorprese, come nel caso del dipinto “Téte d’homme” di Picasso, in copertina al catalogo, rimasto invenduto a 2 milioni di sterline a fronte della stima di 2,5 – 3,5 milioni.
Stessa sorte per due opere su carta dell’artista spagnolo che restano invendute rispettivamente a 210.000£ e 380.000£.
È andata meglio invece ad altre due opere, sempre su carta, battute a 2 milioni di sterline e a 680 mila sterline.
Bene anche per l’olio su tela del 1942 “Femme dans un fauteuil (Dora Maar)” che, partito da 14 milioni di sterline, viene venduto a 17 milioni (19.358.750£ spese incluse).

 

Pablo Picasso, Femme dans un fauteuil (Dora Maar), 1942

Lotto n. 20

Olio su tela

92 x 73 cm

 

Uno dei protagonisti indiscussi della serata è stata l’opera “Drei Pferde” del 1912 di Franz Marc che ottiene il record mondiale di vendita dell’artista in asta e viene battuto a 13.500.000£ (spese incluse 15.421.250£), partendo da una stima di 2.500.000-3.500.000£.

Il dipinto è stato oggetto di moltissimi i rilanci, conteso da un collezionista in sala e dall’art dealer Jeffrey Loria al telefono da New York, che alla fine riesce a spuntarla.

 

Franz Marc, Drei Pferde, 1912

Lotto n. 14

Gouache su carta

33,5 x 47,5 cm

 

Altra opera molto contesa e di indiscussa bellezza “La Gare Saint-Lazare, vue extérieure”, un Monet del 1877 combattuto a lungo tra due collezionisti presenti in sala: viene aggiudicato a 22 milioni di sterline (24.983.750£ incluse le spese).
La stima era di 22-28.000.000£.

 

Claude Monet, La Gare Saint-Lazare, vue extérieure, 1877

Lotto n. 25

Olio su tela

60,4 x 80,2 cm

 

“Landscape”, gouache del 1911, segna il record per un lavoro su carta di Kazimir Malevič e viene battuto a 6.800.000£ (incluse le spese 7.883.750£).
La grande tela quadrata dell’artista russo che ha teorizzato e fondato il Suprematismo, anticipa la creazione di questa corrente artistica e fa parte di un gruppo di opere denominate “The Red Series”, contraddistinte per un uso espressivo del colore e pennellate molto gestuali con chiari rimandi al Cubismo e al Fauvismo.
L’opera “Landscape” è stata esposta per oltre 50 anni al Kunstmuseum di Basilea, prima di essere restituita agli eredi dell’artista.

 

Kazimir Malevič, Landscape, 1911

Lotto n. 17

Gouache su carta

106 x 106 cm

 

 

La sezione dedicata alla scultura ha avuto la sua punta di diamante nella statua di Rodin “Baiser, moyen modèle dit Taille de la Porte – modèle avec base simplifiée” del 1890, che da una stima di 5-7 milioni di sterline viene aggiudicata a 11 milioni (12.608.750£ incluse le spese), anch’essa dopo essere stata a lungo combattuta tra sala e collezionisti al telefono.

 

 

Auguste Rodin

Baiser, moyen modèle dit Taille de la Porte – modèle avec base simplifiée, 1980

Lotto n. 21

Bronzo, patina marrone con sfumature rosse

Altezza: 86,4 cm

 

 

 

Ottimi risultati anche per le quattro sculture di Camille Claudel, allieva, collaboratrice e amante di Auguste Rodin che riesce a ricreare nelle sue opere un incredibile senso del movimento e dinamismo.
Le opere vengono battute rispettivamente a 300, 950, 600 e 920 mila sterline (spese non incluse) per i lotti 38, 39, 40, 41, tutte sopra la stima massima tranne la prima, il lotto 38.
La scultura che più rappresenta la maturità artistica di Claudel è “La Valse” (Lotto 41), tema di cui esistono diverse versioni – una delle quali esposta al Museo Rodin di Parigi – di chiara ispirazione musicale forse influenzata dalla sua amicizia con il compositore Claude Debussy.

 

Camille Claudel, La valse o Les valseurs, grand modèle, 1895

Lotto n. 41

Bronzo, patina nera

Altezza: 46,5 cm

 

Il risultato molto positivo dell’asta serale è stato sicuramente dovuto all’accurata selezione dei lotti, molti dei quali mai proposti in asta negli ultimi 20 anni.
Primo tra tutti il dipinto di Monet, seguito dalle opere su carta di Franz Marc e di Kazimir Malevič.
Altro fattore che ha aiutato la buona riuscita dell’appuntamento londinese è stato probabilmente anche il tour in Asia di alcune opere avvenuto nei mesi precedenti l’asta: non a caso molti degli acquirenti provenivano dal continente asiatico.

 

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